In questo momento "non bisogna lasciare solo il Dalai Lama. Bisogna difenderlo cogliendo l’elemento di coerenza di quest’uomo, grande difensore dei diritti umani. A testimonianza e suo sostegno servono dichiarazioni di ripudio della violenza, da qualunque parte provengano, utilizzando il metodo della persuasione". Lo afferma al Sir Antonio Papisca, docente di Relazioni Internazionali e Tutela dei Diritti Umani dell’Università di Padova, a proposito dell’appello del Dalai Lama per la ripresa del dialogo con la Cina (e delle sue annunciate dimissioni se non si ferma la violenza) e dell’appello del Papa sul Tibet. "La posizione del Dalai Lama è coerente, anche se difficile spiega Papisca in una intervista che verrà pubblicata su old.agensir.it -. E’ una testimonianza forte. Il Dalai Lama ha già compiuto in passato degli atti importanti, perché ha ‘laicizzato’ la costituzione del Tibet in esilio. Ha agganciato la costituzione alla dichiarazione universale dei diritti umani, quindi anche ad un’etica pacifica, non violenta. Si trova ad essere il capo della parte mondana in esilio però come capo fa prevalere la dimensione spirituale". Se la popolazione tibetana non seguirà i suoi appelli, secondo Papisca, "potrebbero perdere consenso a livello mondiale, perché c’è una grande simpatia nei confronti del Dalai Lama e della causa tibetana". (segue)