MARCHE
Rifiuti: la situazione in Marche
La situazione generale. Nelle Marche si registra, negli ultimi anni, un aumento costante della produzione dei rifiuti che annulla o sopravanza la crescita della raccolta differenziata. Secondo i dati dell’Arpam, il numero totale delle tonnellate di rifiuti prodotte dalla regione è passato da 761.010 tonnellate del 1999 alle 824.000 del 2004; la produzione pro-capite si è attestata sui 543 chili, dieci in più rispetto al 2003. Fra le province, Ancona è quella che produce il maggior numero di rifiuti (273.368,8 tonnellate nel 2004) contro le 153.787 di Macerata, che è la provincia più “virtuosa”. La raccolta differenziata regionale è più che aumentata nel giro di pochi anni. Si è passati dal 9,7% del 2000 al 16,21% del 2004. Anche in questo caso all’interno della Regione si registrano notevoli differenze: la provincia di Macerata è arrivata nel 2004 al 24,32% di raccolta differenziata, mentre quella di Ascoli si è fermata al 13,67%. Nel 2004 il materiale sicuramente più riciclato è stato la carta, che ha rappresentato il 32,4% sul totale della raccolta differenziata. In questi anni molte sono state le campagne di sensibilizzazione dirette alla cittadinanza per incentivare la raccolta differenziata ma alcune carenze strutturali, come ad esempio la mancanza di impianti per il compostaggio, (ce ne sono solo due in tutta la Regione, uno in provincia di Macerata e l’altro a Fermo), fanno sì che a volte capiti che i rifiuti raccolti con questo sistema finiscano comunque nelle discariche. Le discariche. Di queste ultime ne funzionano tredici nelle Marche e Pesaro è la provincia che ne ha di più (sei): ma ci sono più di duecento discariche dismesse. L’unico inceneritore presente in Regione è quello del Cosmari di Tolentino. Il Cosmari è anche un consorzio che comprende la maggior parte dei comuni della provincia di Macerata: avviato prima della legge Ronchi, ha fatto sì che quella maceratese fosse la provincia più organizzata nella raccolta differenziata. Piano regionale e Ato. Le Marche hanno un Piano regionale, recepito da tutte e quattro le province, in base al quale dovrebbero costituirsi dei consorzi corrispondenti agli Ato (Ambito territoriale ottimale) che coincidono con le province: ma in realtà sono ancora molti i comuni (soprattutto nel pesarese e ascolano) che singolarmente o in gruppo gestiscono i rifiuti, attraverso delle “municipalizzate” che sono società quasi private di cui molti degli stessi comuni sono proprietari e che spesso gestiscono anche altri servizi (trasporti urbani, gestione delle acque). Ora l’interesse di queste società è risparmiare il più possibile anche per non urtare i cittadini, molto sensibili su ogni ipotesi di aumento dei tributi: così si preferisce comunque utilizzare il vecchio sistema della raccolta indifferenziata che è molto più economico. Un sistema interessante è quello adottato dai comuni di Montelupone e Porto Sant’Elpidio che hanno tolto i cassonetti generici e la raccolta differenziata avviene porta a porta.Rifiuti speciali. Per quanto riguarda la gestione di alcuni rifiuti speciali, le Marche hanno approvato in aprile le linee guida per la gestione dei rifiuti sanitari, avviando una sperimentazione in cinque ospedali, a Urbino, Fabriano, Macerata, Ascoli Piceno e Ancona. Il Piano avrà come linee guida la sicurezza dei lavoratori e della popolazione, la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata e specifici corsi di formazione per il personale.Prodotti “alla spina”. Cresce intanto tra i marchigiani la sensibilità per il riutilizzo dei contenitori e l’acquisto dei prodotti dai distributori automatici. Ci sono aziende che vendono i detergenti “alla spina”, più economici di quelli confezionati, e alcuni allevatori vendono senza contenitore il latte fresco di giornata, che non viene trattato.a cura di Simona Mengascini(23 giugno 2006)