"Intercettare la sete di Dio che, seppur velata, continua a crescere nella cultura del nostro tempo, solo in superficie agnostica o distratta". Questo l’intento della "Lettera ai cercatori di Dio", discussa nell’ultimo Consiglio permanente della Cei. L’iniziativa, spiegano i vescovi nel comunicato finale dell’assise episcopale, attraverso uno "stile colloquiale" vuole "rendere ragione della speranza cristiana a quanti sono disposti a lasciarsi interpellare dalla proposta evangelica". In realtà, è l’analisi della Cei, "esistono e anzi si amplificano nel cuore della gente domande che chiedono di essere chiarite e appagate e che, al di là delle apparenze, uniscono nel profondo": non solo in "quelle persone inquiete e in stato di ricerca presenti negli ambienti più acculturati", ma anche in "quanti ricominciano a desiderare una pratica fedele, dopo anni di lontananza o di generica appartenenza", e in coloro che "intendono reagire a un materialismo che ha mostrato il suo volto tragicamente effimero". In questa prospettiva, la riproposta dell’annuncio cristiano per i vescovi "è un dono prezioso, che fa emergere come il Dio di Gesù Cristo non sia solo la risposta alle nostre domande, ma anche il superamento di ogni attesa umana". Non per fare di Gesù un "tappabuchi", ma per comprendere "come in Dio, grazie all’evento personale di Gesù Cristo, si integrino libertà e felicità".