MARCHE
Fondi europei: non più “a pioggia” ma per progetti
A fine febbraio le commissioni consiliari della regione Marche hanno approvato i Piani operativi per l’utilizzo dei fondi europei per gli anni 2007-2013, che poi saranno discussi in Consiglio. Alla regione, che è rientrata nell’Obiettivo europeo di “competitività e innovazione” arriveranno circa 675 milioni di euro, più di quello che si sperava. I finanziamenti sono divisi tra il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per le imprese marchigiane, il Programma di sviluppo rurale (Psr) e il Fondo sociale europeo (Fse) che viene gestito principalmente dalle province e sostiene tutto il sistema della formazione. Ogni fondo è diviso al suo interno in “assi” di intervento, in base ai quali vengono distribuite le risorse. Per quanto riguarda il Fesr, il 43% degli investimenti sarà impegnato per “innovazione ed economia della conoscenza”, il 22% sarà dedicato all'”accessibilità ai trasporti ed ai servizi di telecomunicazioni” e il restante diviso tra energia, protezione dell’ambiente e valorizzazione dei territori.A differenza degli scorsi anni non c’è posto in questa programmazione per i classici interventi “a pioggia”, ma verranno privilegiati i progetti presentati da più soggetti aggregati, pubblici o privati e trasversali ai vari fondi. Si tratta di un metodo nuovo da studiare e capire in una regione che si caratterizza per piccole o medie imprese. Per quanto riguarda invece il Psr, si è deciso di intervenire principalmente per favorire la competitività del settore agricolo, che sarà aiutato a misurarsi con il mercato soprattutto grazie alle produzioni di qualità e al biologico. Nell’Fse quasi la metà dei contributi andranno alle politiche attive per l’occupazione e la formazione, con particolare attenzione agli immigrati, alle donne, all’invecchiamento dei lavoratori; tra le altre priorità individuate quelle dell'”adattabilità” (dei lavoratori, delle imprese, degli imprenditori), in un momento in cui l’economia regionale sta cambiando e dell'”inclusione sociale”, rivolta alle categorie più svantaggiate.Più concorrenza. “Credo che per quanto riguarda il Fondo europeo per lo sviluppo gli obiettivi scelti siano coerenti con la situazione della nostra regione” afferma Federico Vitali, membro dell’Unione cristiana imprenditori e dirigenti (Ucid) e presidente di Confindustria Marche. Non sembra altrettanto convinto, il presidente, sull’impostazione data invece ai Fondi sociali europei: “Gli assi stabiliti per gli investimenti – dice – appaiono troppo generici e caratterizzati da un eccessivo ideologismo: ci si preoccupa tanto di multiculturalismo, di conciliazione tra vita lavorativa e privata piuttosto che di formazione di alte professionalità, come ad esempio esperti in internazionalizzazione o in innovazione e ricerca, esenziali per le nostre aziende. L’importante è che i fondi, sia l’Fesr che l’Fse siano utilizzati per aumentare veramente la capacità di concorrenza delle imprese e non siano eccessivamente assorbiti dalle strutture che li gestiscono”.Verso il futuro. Giannalberto Luzi, presidente della Coldiretti Marche, esprime un giudizio positivo sul Por relativo ai fondi per l’agricoltura soprattutto perché sono stati tolti i limiti troppo alti di volume d’affari delle aziende agricole per accedere ai fondi. “Tra le priorità del Por – aggiunge poi – c’è quella del sostegno all’agricoltura biologica: una delle cose da fare è certamente concentrare le produzioni in certe zone e poi curare anche la trasformazione e commercializzazione dei prodotti che costano ancora troppo. L’agricoltura oggi ha molte funzioni, tra cui la protezione del territorio, ma occorre diversificare le colture: nei campi dove non ci sarà più grano o barbabietole da zucchero si potrebbero impiantare girasoli da utilizzare per la bioenergia o sfruttare le foraggiere per il biogas e le biomasse. L’importante è avere un progetto, e prima ancora decidere cosa coltivare occorre aver venduto il prodotto”. Formazione permanente. Angelo Causi di Confcooperative Marche, che si occupa di formazione con la società Innovacooper, si augura che nella nuova programmazione dei Fondi sociali, rispetto al passato, si eviti una polverizzazione degli interventi con un numero eccessivo di azioni, che non si perda tempo per rendere operativi gli assi, che si definiscano con maggiore incisività i criteri di selezione e si identifichino con estrema chiarezza la visione del territorio in prospettiva 2013 e, infine, che si rafforzi la programmazione operativa, soprattutto per quanto riguarda gli aiuti di stato ed il collegamento fra formazione e mercato del lavoro. “La capacità della forza lavoro, così come delle unità produttive – sostiene Causi – di adattarsi ai cambiamenti del mercato, è un fattore determinante per lo sviluppo, tanto rilevante per le prospettive occupazionali e di carriera degli individui, quanto per la competitività dei sistemi economici. Per tale ragione lo sviluppo di sistemi efficaci ed efficienti di offerta di formazione continua, oltre che iniziale, va orientato in un’ottica di life-long learning (formazione permanente) , uno dei pilastri della strategia di intervento del Fse post-2006″.a cura di Simona Mengascini(14 marzo 2007)