MARCHE

Meno convegni, più impegni

Un programma triennale a favore degli immigrati

Il problema dell’alloggio è giudicato la prima priorità tra tutti gli interventi possibili che gli enti locali possono fare a favore degli immigrati. Questo è almeno quanto sostiene il Programma triennale degli interventi a favore dei cittadini immigrati extracomunitari e le loro famiglie per gli anni 2007-2009, approvato il 22 marzo dalla V Commissione consiliare della Regione Marche.Gli altri campi in cui bisogna intervenire, sono l’inserimento scolastico e il sostegno linguistico degli studenti stranieri, la definizione della figura del mediatore culturale, importante anche per l’inserimento lavorativo, la tutela dell’associazionismo. Per questi e altri scopi sono stati messi a disposizione dalle Marche 470.917 euro.Il fenomeno migratorio in regione si è caratterizzata negli ultimi anni per un arrivo sempre crescente non solo di immigrati, ma anche delle loro famiglie e secondo l’ultimo rapporto Cnel, le Marche sono una delle sei regioni a massimo potenziale d’integrazione. In base ai dati del Dossier Caritas/Migrantes del 2006 la popolazione di immigrati regolari in regione era, nel 2005, di 94.916 persone: di queste il 50,2% sono donne; i paesi di maggiore provenienza sono Albania, Marocco, Macedonia, Romania e Cina. Nel 2006 nelle scuole marchigiane, c’erano 17.547 alunni stranieri, l’8,46% di tutti gli studenti: la regione ha anche, nel 2004, il più alto numero di nati stranieri per mille residenti.Un piccolo aiuto. Una delle possibili soluzioni del problema dell’alloggio, secondo Luciano Schiaroli, responsabile per le Marche del Dossier Immigrazione della Caritas, è che le imprese assumano una maggiore responsabilità sociale. “Molte aziende marchigiane – sostiene – lavorano proprio grazie ai dipendenti immigrati, che poi però fanno una gran fatica a trovare casa: i datori di lavoro (ma anche le Fondazioni, perché no) potrebbero contribuire alla realizzazione di nuove abitazioni e le pubbliche amministrazioni possono fare molto più che convegni per sensibilizzare queste persone”.Altra difficoltà è quella di accesso al credito: difficilmente viene concesso il mutuo a chi non offre il massimo delle garanzie e un qualunque imprevisto, che sia una spesa medica necessaria o la rottura della macchina, manda in crisi chi ha entrate risicate e lega la propria permanenza e stabilità abitativa al lavoro: “Per questo a Fano – aggiunge Schiaroli – come in moltissime altre città d’Italia, è partito da due mesi un progetto di microcredito per chi ha delle difficoltà improvvise e rischia di perdere quello che ha: è un piccolo aiuto, rispetto a quello che potrebbero fare gli imprenditori, ma serve anche questo”.Problemi urgenti. Forse il problema dell’integrazione scolastica e culturale è ancora più urgente di quello della casa, perché se un immigrato ha un adeguato grado di istruzione o comunque è informato e sa come funzionano le cose in questo paese, riesce a trovare un lavoro migliore, trova casa e riesce ad affrontare la burocrazia e le leggi. A pensarla così è Claudio Omiccioli, co-presidente dell’Associazione nazionale oltre le frontiere (Anolf) di Ancona che riconosce comunque come l’abitazione rimanga una delle difficoltà più grandi. “Che non si risolve però – sostiene Omiccioli – centralizzando la gestione degli alloggi. Non si può pensare come è già stato sperimentato in passato, che i comuni prendano in gestione case offerte dai privati, per poi subaffittarle agli immigrati. Molti proprietari non si fidano e la soluzione migliore potrebbe essere quella che gli enti pubblici si mettessero a disposizione per far entrare in contatto gli affittuari con una rosa di potenziali inquilini, attingendo magari dalle infinite graduatorie per le case popolari”.Attenzione alle famiglie. Ha un punto di vista più pastorale padre Pio Finizio, direttore Migrantes Marche, ma si basa sugli stessi dati presi in considerazione dal Piano triennale della Regione, in particolare quelli relativi alla crescente presenza di intere famiglie immigrate sul territorio. La Chiesa marchigiana è infatti chiamata, a suo avviso, a dedicare “particolare attenzione alle famiglie degli immigrati, coinvolgendo anche altre istituzioni, come i centri per la vita e i consultori familiari. Sarà utile inoltre il collegamento con chi può interessarsi dei ricongiungimenti familiari, del problema abitativo, degli asili nido, delle scuole materne e delle varie forme di assistenza sociale”.Tra gli immigrati coloro che vanno più sostenuti, sia dalla Chiesa che dalle istituzioni, sono i minori e i giovani, ormai parte del tessuto sociale marchigiano, e soprattutto i lavoratori stranieri: Gli operatori di pastorale del lavoro, le associazioni professionali cristiane e i vari patronati – sostiene padre Finizio – hanno molte opportunità per tutelare i lavoratori immigrati che, a motivo della loro situazione precaria, spesso accettano occupazioni umili e poco gratificanti, e non poche volte sono costretti a subire forme svariate di sfruttamento. Occorre predisporre iniziative per qualificare questi lavoratori e aiutarne l’assunzione di responsabilità, in particolare favorendo la loro formazione anche professionale”.a cura di Simona Mengascini(24 aprile 2007)