"Bisogna attendere con pazienza i cambiamenti della Cina e augurarsi che il popolo tibetano stia calmo. Perché non si fa una rivoluzione se non c’è almeno una speranza di vincere, e questo non è il momento ne la modalità adatta. E’ Davide contro Golia. Come può fare un piccolo popolo come quello tibetano, di fronte a migliaia, milioni di soldati che potrebbero mandare?" E’ il parere al Sir di padre Augusto Luca, missionario saveriano, conoscitore dei problemi del Tibet. Intanto, dopo gli scontri con la polizia iniziati venerdì scorso a Lhasa, capitale della provincia autonoma del Tibet, si parla di centinaia di morti, mentre il bilancio ufficiale si ferma a 13, con decine di feriti e 300 edifici dati alle fiamme. Secondo padre Augusto in una intervista su old.agensir.it – "forse è sbagliato il momento dell’insurrezione, proprio alla vigilia dei Giochi Olimpici, che sono una finestra aperta sul mondo. Perché in questo periodo la Cina farà ovunque una repressione forte. Più che del Tibet, la Cina ha più paura delle insurrezioni nelle regioni abitate dai musulmani cinesi e di attentati terroristici durante le Olimpiadi. Se si fa una rivoluzione adesso non ci può essere che una repressione, dal punto di vista politico. In un periodo diverso, senza gli occhi di tutto il mondo addosso, ci sarebbe potuto essere qualche spazio di trattativa, ma ora sarà difficile". (segue)