"Tenere lontani giudici e impiegati kosovari dal Tribunale spiega l’esperto – significa dimostrare che Pristina non ha più alcun controllo sulla parte nord della città e che questa può proseguire nel cammino di ri-unione alla Serbia. Da parte della popolazione serba, le truppe dell’Onu vengono viste come una presenza ostile, espressioni di quegli Stati che hanno favorito l’indipendenza Kosovara, violando l’unità serba". La rivolta di oggi, prosegue Ungaro, "giunge a pochi giorni dalle dimissioni del premier serbo Tadic (nazionalista moderato) con il relativo scioglimento delle camere e la convocazione per l’11 maggio delle elezioni per eleggere il nuovo primo ministro di Belgrado. Il rischio è che, in questi due mesi, trovino sempre maggiore spazio i nazionalisti più intransigenti (che hanno nella Russia il proprio riferimento) e la situazione degeneri ulteriormente provocando una nuova ondata di violenza in tutta l’area". Secondo l’esperto, "potrebbe essere questo il momento per l’Europa e per la presidenza slovena in particolare di ripresentarsi come interlocutore unito e credibile per cercare, finalmente, di rimettere tutte le parti attorno ad un tavolo. Ma le divisioni all’interno della stessa Ue fanno apparire questa, allo stato attuale, più che un’ipotesi un’utopia".