"Se per dare pace a tante persone disperate, piene di dubbi, di interrogativi e di tormenti, schiacciate da problemi quotidiani di sopravvivenza, pensassimo che bastino le idee dei filosofi, le strategie dei politici, i grandi programmi delle istituzioni internazionali oppure la forza del denaro e del potere, o l’ubriacatura del piacere… allora saremmo proprio da compatire. Resteremmo sulla frontiera della morte". E’ quanto scrive mons. Vittorio Mondello, presidente della Conferenza Episcopale Calabra, in un messaggio per la Pasqua. Per il presule calabrese il mondo "non può trovare speranza se resta nel fango, se continua ad avvitarsi nelle spirali dei propri egoismi, dove ciascuno, arroccato sulle proprie idee, difende i suoi interessi o quelli di una parte, e pretende di cercare la vita là dove non c’è, cioè tra i morti". "Chi rimane dentro il mondo della morte non può darci la vita". E ci sono troppi "morti nella mente e nel cuore", che "camminano per le nostre strade e ci illudono di portarci verso la luce per lasciarci poi in un buio ancora più tetro", conclude mons. Mondello indicando nella luce pasquale che entra "nell’oscurità delle chiese lasciate a luci spente" la notte dio Pasqua, "risuonerà il canto che annuncia la luce, che squarcia quel buio".