MARCHE

Purché si faccia

Il piano sanitario 2007-2009

Mettere il cittadino e non le strutture al centro del sistema della salute delle Marche: è questa la filosofia del nuovo Piano sanitario regionale 2007-2009 approvato dalla V Commissione consiliare e che sarà discusso e votato dal Consiglio il 30 e 31 luglio e il 1° agosto. Secondo il documento i livelli di attività saranno decisi per “volumi e tipologie di prestazioni” per “superare la frammentarietà dei servizi che si caratterizzano per essere tendenzialmente dei duplicati e raramente delle forme complementari” con gravi dispendi di risorse. Il Piano prevede una riorganizzazione e razionalizzazione della sanità secondo il livello dell'”area vasta”, che coincide più o meno con il territorio di ciascuna delle cinque province. Il Piano segue quello del 2003, che nelle Marche aveva istituito l’Azienda sanitaria unica (Asur), un tentativo di centralizzazione organizzativa e finanziaria che non ha dato i risultati sperati.Nel 2006 il deficit sanitario della Regione si è attestato sui 96 milioni di euro e la spesa regionale pro-capite per la salute è stata di 170 euro: quella del Trentino, che ha un’aspettativa di vita simile a quella delle Marche, è stata di 140 euro; la mobilità passiva che rappresenta il 10% di tutti i ricoveri (tra l’altro la più alta di tutto il centro Italia) è costata nell’ultimo anno 136 milioni di euro. Il 50% dei ricoveri ordinari riguardano persone con più di 65 anni, di questi il 30% ha più di 75 anni. I costi della sanità rappresentano l’80% del bilancio regionale. Tra le altre criticità della sanità regionale, le liste d’attesa troppo lunghe e il ritardo e la mancata integrazione tra i modelli informatici.Non solo sulla carta. Il giudizio sul Piano di Sergio Fattorillo, presidente regionale dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), è sostanzialmente positivo, “ma ci deve essere – dice – la volontà politica di realizzare ciò che è stato scritto. Io ho visto e letto molti Piani, nazionali e regionali: sulla carta sono tutti ottimi poi vengono attuati in minima parte”. Per Fattorillo, la cosa più urgente da fare è “razionalizzare la rete ospedaliera, riqualificare e chiudere le strutture, se è necessario. La moltiplicazione delle specialità non aiuta i cittadini ad avere un buon servizio: nessuno vuole perdere quel che ha a livello territoriale e la politica segue a ruota questa logica, ma così si rischia solo la dispersione delle risorse. Il futuro non è avere l’ospedale sotto casa, ma unificare i servizi e le procedure, coordinare gli operatori”. Per Fattorillo, l’area vasta di cui si parla nel Piano potrebbe essere anche utile se funzionasse davvero: “Due anni fa nella nostra zona è stato attivato un organismo con questo nome e ne è stato deciso il responsabile. Poi non è stata fatta più nessuna riunione e il discorso si è fermato lì”.Cittadino al centro. Il segretario regionale della Federazione italiana medici di famiglia, Alberto Oliveti, parte dalla constatazione che le Marche sono una delle Regioni più vecchie d’Italia ed è logico che la domanda di salute aumenti sempre di più anche con inevitabili ripercussioni sui tempi d’attesa. “Ma ci sono anche dei gravi problemi organizzativi – sostiene -. Abbiamo troppi ospedali con prestazioni che si ripetono e spesso di basso livello, tanto che molti pazienti se ne vanno fuori Regione. Oggi i sistemi sanitari locali non si parlano tra loro: una cosa che vedrei positivamente per superare questo problema è l’istituzione di un portale sanitario regionale. Se ogni operatore avesse la possibilità di accedere ai dati del cittadino, si eviterebbero tanti esami magari inutili e si potrebbe garantire una continuità dell’assistenza e un’appropriatezza delle cure. In una visione in cui il centro del sistema sanitario deve essere il cittadino e non le strutture, i dati devono poterlo seguire in qualunque punto della rete sanitaria lui si sposti, per cercare l’eccellenza e le cure migliori”.Individuare gli strumenti. Più critica è Anna Amadei, del Tribunale dei diritti del malato, che ritiene il Piano condivisibile negli indirizzi e nei principi, ma carente nell’individuare gli strumenti precisi per l’operatività. “La spesa sanitaria delle Marche va riqualificata – dice Amadei – ma per impiegare meglio e razionalizzare le risorse si deve dire cosa si fa, quando e come: le zone territoriali della Asur sono spesso in competizione tra di loro, ma se le risorse sono limitate non si può pensare di poter accontentare tutti. Ci deve essere una forte volontà politica e una tensione ideale che metta insieme tutte le componenti della società per cambiare le cose, i cittadini devono essere aiutati a capire che non serve difendere acriticamente strutture territoriali poco funzionali e costose”. Tra le priorità che la sanità regionale dovrebbe avere, secondo Amadei, per andare incontro alle esigenze del malato, ci sono il garantire la sicurezza dell’accesso, l’abbattimento dei tempi di attesa, un rapporto di più stretta collaborazione tra medici di base e specialisti e da ultimo, ma fondamentale, la creazione di un centro di prenotazione unico, se non regionale almeno di area vasta.a cura di Simona Mengascini(27 luglio 2007)