MARCHE

Una cultura da costruire

Un progetto di legge sulla sicurezza nei cantieri

All’inizio di settembre il presidente della regione Gian Mario Spacca ha presentato un progetto di legge sulle prevenzione degli infortuni e la tutela della salute nei cantieri in base al quale, tra l’altro, vengono disciplinati negli appalti pubblici gli oneri relativi al piano di sicurezza, specificando che vanno evidenziati nei bandi di gara e che non sono soggetti a ribasso d’asta. La normativa proposta è la spia di un grave “problema sicurezza” nelle Marche? In effetti alcuni gravissimi incidenti sul lavoro avvenuti tra aprile e maggio di quest’anno, in cui sono morti quattro lavoratori preoccupano non poco: ma la situazione, stando almeno ai dati dell’Inail, mostra in realtà una tendenza a un costante decremento degli infortuni (sebbene la Regione sia ancora al di sopra della media nazionale) almeno per quanto riguarda gli ultimi tre anni. Nel 2006 gli incidenti denunciati sono stati 33.590, nel 2005 erano stati 34.527 e nel 2004 ben 35.756; gli infortuni mortali sono passati dai 39 del 2004 e 2005 ai 30 del 2006.Anche se l’edilizia sembra il settore più esposto a rischi mortali, i settori che producono in regione più incidenti in generale sono la lavorazione dei metalli, dei minerali, del legno, i trasporti e l’agricoltura. I lavoratori “atipici” e gli extracomunitari sono le fasce di lavoratori più esposte al rischio di incidenti e meno tutelate. In questi anni, comunque, la Regione ha cercato di sviluppare, in accordo con le parti sociali, una politica attiva di prevenzione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro basata sull’adeguamento del piano sanitario regionale 2003-2006, la riorganizzazione dei dipartimenti di prevenzione, l’organizzazione della rete epidemiologica regionale e lo sviluppo, tramite protocolli d’intesa con l’Inail, di progetti integrati. Valore “non comprimibile”. Secondo Norberto Crinelli, coordinatore dei comitati Inail, la proposta di legge del presidente Spacca vuole dire che “la sicurezza è un valore non comprimibile”. Le Marche non arrivano ultime su questo problema “ma – dice Crinelli – occorre aumentare le capacità ispettive dei Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della sanità regionale”. In tema di sicurezza, prosegue, non va mai abbassata la guardia e per evitare che si ripetano incidenti gravi come quelli degli ultimi mesi individua alcune linee d’intervento: “A livello istituzionale i servizi vanno potenziati, se mancano fondi e il personale è precario non si può fare la sicurezza. Occorre poi evidenziare il ruolo di chi tra i lavoratori è rappresentante della sicurezza (figura obbligatoria nelle aziende con più di quindici dipendenti); bisogna coordinare di più il rapporto tra Regione, Inail, sindacati, imprenditori e associazioni in modo che ognuno possa dare il suo contributo e infine bisogna accrescere la sensibilità delle imprese, facendo passare il concetto che risparmiare sulla sicurezza non è risparmio”. Troppi infortuni. Le Acli saranno presenti in tutte le province italiane, comprese quelle marchigiane, il 28 e 29 con la manifestazione “Lavoro sicuro: sicurezza del lavoro. Sicurezza nel lavoro”. Dice Fabio Corradini, direttore regionale dei Patronati Acli: “Gli infortuni sul lavoro sono un dramma che investe le Marche in modo ancora consistente” per questo “occorre promuovere la cultura della sicurezza, investire di più in prevenzione e formazione, diffondere informazione nelle scuole e migliorare l’efficacia degli interventi per la sicurezza nel lavoro. C’è anche da sottolineare la scarsità dei controlli, competenza di una miriade di soggetti: sarebbe necessaria una razionalizzazione delle funzioni e dei compiti ispettivi”. Particolarmente grave viene considerata la situazione dei lavoratori immigrati, che oltre alla salute rischiano il posto di lavoro, il permesso di soggiorno e quindi la permanenza in Italia. “Occorre creare – prosegue Corradini – dei percorsi di protezione per gli immigrati che hanno il coraggio di denunciare un infortunio avvenuto sul lavoro. E di prevedere un ‘accompagnamento sanitario’ del lavoratore immigrato che veda maggiormente partecipi i medici del Servizio pubblico regionale e gli istituti di Patronato”.Azioni concrete. Giuseppe Capecci, direttore della Pastorale regionale del lavoro, è convinto che il tema della sicurezza non può passare solo attraverso la legislazione: occorre far crescere una cultura della sicurezza. “Le imprese – sostiene Capecci – non possono prescindere dal bene comune, dal valore della persona: in questo il sistema del precariato, che è cosa ben diversa dalla flessibilità, non aiuta certamente. L’attenzione alla persona, e quindi anche alle sue condizioni di lavoro, è un compito che spetta a tutti gli attori sociali (istituzioni, sindacato, uffici del lavoro, associazioni di categoria) e anche alla Chiesa. I problemi del lavoro e dei soggetti più deboli, soprattutto giovani e immigrati, devono essere oggetto di una presa di coscienza globale, che riguarda tutti i cittadini. Chi ne ha le responsabilità si deve preoccupare delle azioni concrete da fare per garantire le migliori condizioni di lavoro, ma va anche recuperata la solidarietà tra lavoratori, la capacità di sostenersi reciprocamente”.a cura di Simona Mengascini(26 settembre 2007)