"Accanto ad una trasformazione di indubbio interesse la Cina sta mantenendo contraddizioni assolutamente non secondarie e inaccettabili. Lo si vede in questi giorni in Tibet". Lo afferma Riccardo Moro, economista esperto di problemi internazionali, che si dice "preoccupato per il cinismo del potere" cinese nella repressione in atto in questi giorni in Tibet, come pure nella politica interna ed estera spregiudicata nei Paesi africani o impoveriti. "I tibetani hanno cercato di usare l’occasione delle Olimpiadi per attirare l’attenzione del mondo", scrive Moro in una nota su old.agensir.it, citando, oltre al milione di vittime della "rivoluzione culturale" in Tibet, anche i divieti, per i buddisti tibetani, nella "libertà di culto e di parola". Moro ricorda Hu Jintao, il leader cinese, fermò già con la violenza, nel 1989, manifestazioni dei tibetani, quando era segretario del Partito comunista a Lhasa. "Oggi manifesta la sua coerenza e non esita a coprirsi di ridicolo osserva – accusando il Dalai Lama di essere responsabile della violenza e dei numerosi morti". "Una nuova Cina è di moda nel mondo conclude -. Ma ricorda bene che il suo potere nasce dalla canna del fucile. Forse sarebbe bene tenerlo presente in modo più evidente quando discutiamo di accordi commerciali o ci prepariamo a partecipare alle Olimpiadi".