MARCHE
La Giunta regionale ha approvato il Piano sociale 2008-2010
Uno sforzo di riorganizzazione territoriale, maggiore integrazione tra l’ambito sociale e quello sanitario, tra il pubblico e il privato sociale: sono queste le scelte di fondo del nuovo Piano sociale regionale 2008-2010. Il documento è stato approvato a fine gennaio dalla Giunta regionale e adesso è all’esame della V Commissione consiliare. Il Piano indica nel rafforzamento, giuridico e di programmazione, degli ambiti territoriali sociali (organismi sovracomunali) il futuro della pianificazione sociale, insieme all’integrazione socio-sanitaria di cui saranno protagonisti sul territorio i distretti sanitari e gli ambiti sociali stessi; alla Regione il compito di fare da “cabina di regia”. Altra priorità individuata è quella del miglioramento del sistema informativo, che dovrà fare perno sugli ambiti, con l’adozione, tra l’altro, della “cartella sociale”.Alcune novità. Nel Piano la Regione ribadisce anche l’intenzione a non ridurre “il principio di sussidiarietà alla mera privatizzazione, intesa come dismissione delle Istituzioni di attività che meglio possono essere espresse dai privati” e riconosce l’importante ruolo svolto dalla cooperazione sociale, dal volontariato, dall’associazionismo di promozione sociale, dal Forum del Terzo settore e dai patronati. Previste anche politiche sociali di settore, con appositi fondi, per infanzia e adolescenza, disabili, salute mentale, dipendenze, non-autosufficienza, integrazione degli immigrati, inclusione sociale degli ex carcerati e sostegno alla povertà estrema, una novità. Per quanto riguarda la copertura finanziaria, le Marche hanno intenzione di confermare i finanziamenti che le competono come regione. I fondi statali, che costituiscono la parte più sostanziosa delle risorse che la Regione distribuisce ai comuni, rimangono un interrogativo: in questi ultimi anni, nonostante la legge 328 del 2000 che imponeva una progressione, varie sono state le oscillazioni dei trasferimenti da parte del Governo. Risorsa e non “tappabuchi“. “Nel Piano – dice Enrico Marcolini, presidente regionale del Centro servizi per il volontariato (Csv) – si è convenuto che il volontariato non è un semplice ammortizzatore sociale o un tappabuchi, ma deve configurarsi come un soggetto sociale in grado di fornire una risposta concreta al bisogno immediato, e al contempo stimolare il sistema politico perché intervenga a rimuovere le cause che hanno generato quel bisogno”. Marcolini è convinto che le associazioni possono essere protagoniste della “programmazione, gestione e valutazione degli interventi sul territorio” e agire “in una logica di sussidiarietà nei confronti degli enti pubblici” che mai però devono venir meno alla loro “prioritaria funzione di garantire gli essenziali bisogni a tutte le categorie di cittadini e in particolare a quelle più deboli ed emarginate”. Per il presidente è comunque positivo che alcune richieste del Csv, come quella relativa a un chiarimento della natura dell’ambito sociale o della maggiore integrazione socio-sanitaria, siano state accolte nel Piano.Politiche per il “lavoro di cura” . Per Fabio Corradini, direttore regionale dei patronati Acli, una delle urgenze su cui il Piano è rimasto un po’ scoperto è quella relativa alle politiche sul “lavoro di cura”, un problema che coinvolge sia le immigrate che le famiglie delle Marche, una delle regioni italiane con la popolazione più anziana. “È urgente – dice Corradini – riattivare un percorso di sostegno al sistema delle cure domiciliari con particolare riferimento alla riqualificazione della assistenza privata delle badanti con interventi formativi, incentivi alla regolarizzazione e sostegno alle famiglie”. La richiesta è quella di “un tavolo congiunto tra sanità, sociale e lavoro-formazione” in cui “la Regione Marche e il privato sociale devono essere in grado di fare sistema”. Nel Piano è stato riconosciuto il ruolo dei patronati e l’importanza del lavoro di rete tra i segretariati sociali polivalenti e gli uffici di promozione sociale, “ma quelli scritti nel documento sono solo indirizzi – conclude Corradini -. Le convenzioni sono ancora tutte da definire”.Attenzione alla povertà estrema . Soddisfatto è Simone Breccia, della Caritas di Ancona: “Per la prima volta abbiamo ottenuto che fosse data una specifica attenzione al tema dell’esclusione sociale e della povertà estrema, un risultato ottenuto anche grazie al lavoro del tavolo regionale su questa problematiche, istituito nel 2007”. Breccia riflette sul fatto che “la povertà è un fenomeno in crescita nelle Marche e non riguarda solo gli immigrati ma anche gli italiani”. Per Breccia, è importante “che in ambito sociale le associazioni intervengano, ma anche il pubblico deve fare la sua parte. Noi alle persone offriamo un percorso personalizzato e i nostri principali interlocutori sono i comuni, ma è la Regione che, dati alla mano, deve indicare le priorità e le risorse disponibili”. a cura di Simona Mengascini(13 febbraio 2008)