MARCHE

Per una buona scuola

Entro l’anno la legge sul sistema educativo e formativo regionale

Dovrebbe essere votata entro l’anno dal Consiglio regionale la legge 256 sul “Sistema educativo e formativo regionale”, proposta dalla Giunta e che al momento è al vaglio della prima Commissione consiliare. In base al testo la Regione assume “competenza esclusiva in materia di istruzione e formazione professionale” e “concorrente con lo Stato in materia di istruzione”. La Regione si impegna a creare la Conferenza regionale per il sistema educativo e formativo, con compiti di proposta e consultivi, e a sostenere l’autonomia scolastica. Allo scopo di valorizzare tutti gli apprendimenti vengono introdotte varie misure, tra cui la certificazione degli stessi, i crediti formativi, il libretto formativo personale, l’anagrafe regionale degli studenti. La nuova legge riguarda una popolazione che nell’ultimo anno scolastico è stata di 211.560 studenti su totale di circa 1 milione e mezzo di marchigiani: di questi ben 22.112 sono stranieri mentre 69.999 sono ragazzi delle vecchie “superiori” (oggi secondarie di 2° grado).La Regione e le riforme. Una legge regionale quando il mondo della scuola è in subbuglio per la riforma del ministro Mariastella Gelmini e sta per essere introdotto il federalismo fiscale? “La proposta di legge (pdl) della Giunta farà il suo corso – afferma Graziella Cirilli, dirigente regionale nel settore dell’istruzione -. È vero però che è stata adottata in un contesto diverso: nostro obiettivo era la piena attuazione della riforma del titolo V della Costituzione; la legge sul federalismo fiscale potrebbe intervenire ampliando le competenze della Regione in materia di istruzione”. Sull’istruzione e formazione la Regione deve tener conto del riordino del secondo ciclo derivante dal decreto 226 del 2005, in vigore dal 17 ottobre. “Dobbiamo superare – spiega Cirilli – la sperimentazione dei percorsi integrati tra istruzione e formazione professionale e siamo in attesa di regolamenti ministeriali anche sugli indirizzi di studio degli istituti professionali e tecnici”. Per quanto riguarda le autonomie scolastiche, la Regione è già dotata di un fondo regionale e destina anche ingenti risorse del Fse (Fondo sociale europeo) per “progetti importanti, quali corsi di italiano per stranieri, diffusione della lingua inglese, percorsi di orientamento. Sosteniamo anche la rete di scuole impegnate nella sperimentazione di sistemi di autovalutazione e nella redazione del bilancio sociale”.La quota capitaria. “Ai genitori – dice Simone Longhi, avvocato dell’Osservatorio giuridico regionale della Conferenza episcopale marchigiana – va lasciata la possibilità concreta di effettuare una scelta educativa per i propri figli” perciò va favorita una “effettiva eguaglianza tra scuole statali e scuole paritarie”. Per Longhi una scelta “coraggiosa” potrebbe essere quella dell’introduzione della “quota capitaria” ovvero il finanziamento delle scuole, sia statali che paritarie, in base agli alunni iscritti o frequentanti, ma si potrebbero prendere misure adottate da altre Regioni come la “dote scuola” (già in vigore in Lombardia) o i “buoni scuola” (sperimentati in Puglia e Sicilia). L’avvocato sottolinea poi che il “sistema educativo regionale” dovrebbe essere pensato in termini di “servizio pubblico” cioè di interesse generale, mentre nella pdl della Giunta al comma 2 dell’articolo 1 si dice che la Regione indirizza le proprie azioni di qualificazione del sistema di istruzione e formazione “in particolare alla scuola pubblica”. Testo troppo generico. Ha qualche perplessità sulla pdl della Giunta la presidente provinciale e consigliere nazionale dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), Annamaria Foresi, “prima di tutto perché mi sembra che nel testo non si rispetti il principio fondamentale della centralità della persona. Questa legge appare un po’ troppo generica con il rischio concreto che ognuno possa interpretare e fare come vuole”. Per Foresi, il problema dell’integrazione del testo con la normativa vigente, sia nazionale sia europea, non va trascurato ma va esplicitato e reso evidente anche come ricaduta nei percorsi e nei servizi educativi e formativi. “Per le scuole paritarie – aggiunge la presidente provinciale dell’Aimc – c’è scarsa attenzione con la conseguente possibile perdita di una opportunità formativa importante”.E le famiglie? Il presidente regionale dell’associazione italiana genitori (Age), Alberto Di Capua, riflette su come la famiglia è ancora percepita come “destinataria” più che “protagonista di scelte educative”. “E infatti – nota il presidente – nella proposta di legge non è prevista la presenza permanente delle associazioni dei genitori maggiormente rappresentative. Queste ultime a livello nazionale sono riconosciute, incoraggiate e sostenute anche economicamente”. L’esponente Age sottolinea anche che in una legge regionale sulla scuola “debba essere resa esplicita l’educazione alla genitorialità e l’educazione alla partecipazione negli organi collegiali della scuola” perché la libertà nelle scelte educative e la possibilità di esprimere il proprio punto di vista richiede “crescita personale” e “consapevolezza”. a cura di Simona Mengascini(31 ottobre 2008)