MARCHE
Una legge contro la violenza sulle donne
Le Marche non sono un’isola felice: la violenza contro le donne, diffusa in tutto il Paese, coinvolge anche una Regione all’apparenza “tranquilla”. Le rilevazioni più recenti dell’Istat mostrano una Regione che con il 34,4% di donne, che hanno subito violenza fisica o sessuale da un uomo nel corso della vita, supera il dato nazionale del 31,9. E il 16,4% di queste donne marchigiane ha subito abusi all’interno delle mura domestiche. Il fenomeno poi non è relegato solo alle “straniere”, anzi: su 132 donne che si sono presentate al centro antiviolenza di Ancona, nel 2008, le italiane erano esattamente il triplo delle immigrate; in soli 6 mesi di attività (ha aperto a maggio di quest’anno) il centro antiviolenza di Sant’Elpidio a Mare, in provincia di Fermo, ha avuto più di 30 richieste; un analogo centro nella provincia di Pesaro, in attività dallo scorso aprile, ha già avuto 50 “contatti” per casi di violenza. Perciò, la Regione ha varato la legge 32/2008 “Interventi contro la violenza sulle donne” che ha stabilito l’istituzione del Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere e ha dato l’avvio alla creazione di centri antiviolenza in ognuna delle 5 province. Nel testo della legge la Regione “riconosce che ogni forma o grado di violenza contro le donne costituisce una violenza di genere e una violazione dei diritti umani” e specifica che per “violenza di genere” si intende “la violenza sessuale e qualsiasi forma di persecuzione o violenza fisica, psicologica ed economica che un uomo esercita su una donna in ambito familiare o lavorativo”. La legge è stata finanziata nel primo anno con 100.000 euro, uno stanziamento che è stato confermato per il 2009. Violenze lunghe 20 anni. “Il mostro è dentro casa”: è l’amara constatazione di Annalia Savini, dell’associazione “On the road” e responsabile del centro antiviolenza “Percorsi donna” di Sant’Elpidio a Mare. Savini, che fa parte di un’associazione che si occupa da anni di donne vittime della tratta, è convinta che “le violenze, soprattutto quelle domestiche, sono un problema sommerso, e molte sono le donne che non si riconoscono il diritto di essere libere e autonome”. Enrica Scarpetta, operatrice presso lo stesso sportello, offre un quadro inquietante: “A noi si sono rivolte donne con storie di abusi, alle spalle, che durano anche da vent’anni. Aspettano a fare qualcosa perché vogliono che i figli crescano con entrambi i genitori, ma li rendono testimoni delle violenze subite”. Il primo contatto è quasi sempre telefonico, poi si valuta insieme il percorso da compiere, anche con l’aiuto del consulente legale interno. “Se la donna decide di denunciare – dice Scarpetta – avvertiamo i servizi sociali, oppure la accompagniamo all’ospedale, dai carabinieri o la indirizziamo da legali che offrono il gratuito patrocinio. Quando prendono consapevolezza del torto subito, e decidono per la denuncia, querela o separazione, non tornano indietro”.Differenza di genere, un valore. Per Cornelia Lanzani, delle Acli marchigiane e già presidente della Commissione per le Pari opportunità della Provincia di Macerata, “era giusto che la Regione si dotasse di questa legge. La violenza di genere è purtroppo un dato di fatto e nel nostro territorio sono successi anche dei fatti di cronaca terribili, come la donna buttata nel cassonetto dall’ex marito”. Il problema, per Lanzani, è soprattutto culturale “perché non c’è tolleranza per la diversità: occorrono percorsi educativi sul dialogo, declinato a 360 gradi”. “La differenza di genere è un valore – sottolinea ancora – e non è più tollerabile che sia la causa di violenze ingiustificate. Per noi credenti poi è un dovere valorizzare questa differenza, perché nel piano di Dio c’è lo sviluppo delle potenzialità di ogni persona e certamente delle donne”. Lanzani nota che “far passare” la cultura di genere è difficile anche nei circoli della propria associazione e più diffusamente nell’ambiente ecclesiale, dove “si rischia che l’affermazione del valore della femminilità rimanga spesso solo di principio”.Un’emergenza continua. Anche nell’esperienza di Alessia Savi, responsabile di “Casa Valentina”, struttura che nel maceratese accoglie donne in difficoltà con minori, ci sono storie di violenze consumate dentro le mura domestiche. “I casi ci arrivano a volte dai servizi sociali, ma a volte le segnalazioni provengono dal Centro d’ascolto e di prima accoglienza della Caritas, che ha voluto la realizzazione di una struttura come la nostra per rispondere alle richieste di aiuto delle donne”, dice. Nella valutazione globalmente positiva della legge regionale, Savi comunque sottolinea le difficoltà di chi sta “in prima linea” e nota come le risorse messe a disposizione dalla Regione siano molto esigue. “Adesso si parla molto di più di violenza esercitata sulle donne – afferma – ma le richieste che ci arrivano sono continue e sempre sull’onda dell’emergenza. Noi cerchiamo di creare dei percorsi di autonomia per le donne che accogliamo, ma sono processi lunghi, soprattutto se sono coinvolti dei minori”. a cura di Simona Mengascini(23 dicembre 2009)