EUTANASIA: OSSERVATORE ROMANO, DISTINGUERE TRA "DOVERE" ED "ACCANIMENTO TERAPEUTICO"

Quando ci si trova di fronte al dovere di assistenza nell’ambito della malattia terminale, "la questione della scelta se curare, continuare le cure, limitare le cure, o non curare, pone notevoli interrogativi di ordine bioetico". E’ quanto scrive Laura Palazzani, vicepresidente del Comitato nazionale di Bioetica, in un articolo pubblicato oggi dall’Osservatore Romano. Per l’esperta, "si tratta di tentare di definire la sottile linea di confine tra ‘dovere terapeutico’ — obbligo etico di intervenire a fini curativi — e ‘accanimento terapeutico’ — tentativo di posticipazione inutile e sproporzionata, oltre ogni limite, della morte ormai imminente". Bisogna, inoltre, chiedersi "quando la sospensione delle terapie sia doverosa eticamente e deontologicamente e quando invece si configuri come un atto eutanasico — intesa come anticipazione della morte naturale, allo scopo di alleviare le sofferenze". Un "tema complesso", questo, che in bioetica dà luogo a "posizioni divergenti", data "la vulnerabilità dei soggetti, il coinvolgimento psicologico delle famiglie e del personale sanitario, le implicazioni etiche e giuridiche". "La doverosità delle cure palliative a fine vita – spiega Palazzani – solleva alcune ambiguità": fermo restando il "diritto del paziente" ad accedere ad esse, il problema nasce quando si trasformano in "una forma di eutanasia nascosta".