MARCHE
Al via un progetto di autocostruzione
Senigallia è il primo Comune delle Marche che sperimenta un progetto di autocostruzione. I cantieri potrebbero aprire per la fine dell’estate: le graduatorie sono state approvate e proprio in questi giorni il Consorzio Solidarietà, che gestisce il progetto insieme al Consorzio Abn, sta ultimando i colloqui con gli aspiranti auto-costruttori, per il 50% italiani e per il 50% immigrati. Se la realizzazione dei venti appartamenti, che saranno edificati sotto la supervisione di tecnici specializzati e con l’utilizzo di materiali semplici, antisismici e secondo principi di sostenibilità ambientale, andrà bene, altri Comuni marchigiani potrebbero avviare progetti simili. Monte San Vito e Porto Sant’Elpidio, ad esempio, hanno manifestato interesse per l’iniziativa. Il progetto “Le mani per vivere insieme”, è stato promosso dalla Provincia di Ancona, co-finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e sostenuto dal Comune di Senigallia, che ha messo a disposizione l’area di Cesano. Anche la Regione Marche si sta muovendo ed entro la fine del mese dovrebbe emanare un proprio bando per progetti di autocostruzione, uno almeno per ogni provincia. Il Piano casa 2006-2008 della Regione prevedeva, in effetti, interventi di edilizia residenziale agevolata in autocostruzione da parte di cooperative edilizie composte da lavoratori italiani e immigrati e con una delibera (la 1674/2009) la Giunta ha finanziato questa sperimentazione.Costruire un “humus di tolleranza”. “Autocostruire – spiega Lucio Cimarelli, presidente del Consorzio Solidarietà – significa lavorare effettivamente nel cantiere, sotto la guida di personale specializzato in modo da ridurre il costo della casa. Noi abbiamo previsto un minimo di mille ore di lavoro per nucleo familiare, che per almeno un anno dovrà impegnarsi a lavorare nei fine-settimana e durante le ferie”. La scommessa è far tenere il gruppo fino al termine della costruzione degli appartamenti. Il progetto è nato per venire incontro alle esigenze di quanti non hanno i requisiti per accedere alle case popolari e nemmeno le condizioni economiche necessarie per acquistare una casa a prezzi di mercato: in più c’è il lavoro gomito a gomito tra italiani e immigrati, metodo che dovrebbe servire a costruire nuove relazioni. “Una delle sfide più importanti del progetto – dice Cimarelli – è far sì che il lavoro di cantiere favorisca i legami tra le persone e quanto meno aiuti a creare un humus di tolleranza. Nei colloqui che abbiamo fatto tutti si sono dichiarati privi di pregiudizi, ma poi è su questioni concrete come il silenzio/rumore, la pulizia, l’educazione dei bambini che si gioca la convivenza”. Nel progetto, che non ha finalità speculative, avrà un ruolo anche Banca Etica, che garantirà i mutui agli autocostruttori; le parrocchie e la Caritas diocesana hanno contribuito alla pubblicizzazione del bando.Tentativo “apprezzabile”. Per Mario Vichi, responsabile regionale della pastorale sociale e del lavoro, sebbene ogni scelta, come quella dell’autocostruzione, sia “apprezzabile” perché “al di fuori delle logiche speculative oggi imperanti in campo edilizio”, si tratta di iniziative che “non potranno mai coinvolgere i grandi numeri”. “Bisogna diversificare l’offerta abitativa – osserva Vichi – perché le politiche edilizie, per come vengono gestite attualmente, penalizzano gli acquirenti e non risolvono il problema della casa. Perché, ad esempio, non vengono recuperati i centri storici delle tante cittadine marchigiane, oggi in abbandono? Si potrebbero avere case a prezzi più ragionevoli e allo stesso tempo si salvaguarderebbe il patrimonio storico e culturale del territorio”. Certo, il progetto di autocostruzione ha dei risvolti interessanti soprattutto sul versante dei rapporti tra italiani e immigrati, “ma impegnarsi insieme a costruire una casa – sottolinea Vichi – non può bastare a migliorare i rapporti. Le condizioni per una vera integrazione si creano se da una parte gli italiani s’impegnano a non sfruttare gli immigrati, nel lavoro come negli affitti esosi, e dall’altra gli stranieri rispettano le leggi e le regole della convivenza del Paese che li ospita”. Meglio l’edilizia convenzionata e sovvenzionata. Alquanto “scettico” sul fatto che l’autocostruzione possa essere una soluzione per il problema abitativo è Claudio Omiccioli, responsabile regionale del Sicet, sindacato inquilini casa e territorio. “La mia paura – dichiara – è che i Comuni e la Regione investano in progetti come questo disperdendo le risorse”. Per Omiccioli è da preferire che il lavoro edilizio sia lasciato a “chi è del mestiere”, mentre assai meglio sarebbe “investire in edilizia convenzionata e sovvenzionata, ovvero con prezzi vincolati o canoni calmierati”. “Comunque – ammette – sono curioso di vedere come andrà a finire questo tentativo pilota. Credo che una buona integrazione tra italiani e immigrati nasca da rapporti di buon vicinato e condomini misti: in questo l’esperienza marchigiana è abbastanza positiva perché, tranne rari casi, non ci sono quartieri ghetto e la convivenza, nelle nostre città medio-piccole, non presenta particolari problemi”.a cura di Simona Mengascini(28 maggio 2010)