ALDO MORO: CAMPANINI (STORICO), NON RICORDARLO SOLO COME VITTIMA DELLE BR

"Ricordare Aldo Moro solo come prigioniero delle Brigate rosse, come un malato lasciato senza medicine e come uomo abbandonato a se stesso, e non come lucido e grande statista, sarebbe svilire la sua memoria". È questo "il grave rischio" che, secondo Giorgio Campanini, docente di storia delle dottrine politiche all’Università di Parma, "incombe sulla stagione che si apre in questi giorni, quella cioè caratterizzata dalla memoria del rapimento di Aldo Moro, dei drammatici giorni che ad esso fecero seguito, della tragica conclusione finale". In una nota per il SIR, a pochi giorni dal 30° anniversario del rapimento di Moro e della strage degli uomini della scorta (16 marzo 1978), Campanini si sofferma sul "rischio che tutta l’attenzione si concentri sull’«ultimo» Moro-uomo, ferito e talora disperato, lasciando invece nella penombra, o addirittura relegando nell’ombra, il Moro-politico, il grande statista e il lucido pensatore". A trent’anni di distanza da quegli eventi, scrive Campanini, "occorrerebbe essere capaci di uno sguardo d’insieme che sappia travalicare lo svolgersi di quei drammatici giorni". Da qui l’interrogativo: "Qual è stato, complessivamente, l’apporto di Moro alla vita nazionale e quale importanza ha avuto il suo ruolo, la cui rilevanza è stata di fatto riconosciuta dai brigatisti allorché lo hanno scelto come principale bersaglio della loro follia omicida?". (segue)” ” ” “