PROLUSIONE CARD. BAGNASCO: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.

Tre elementi spiccano nel discorso pacato, sereno e chiaro che il presidente della Cei ha pronunciato in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Siamo a un mese dalle elezioni politiche anticipate e ovviamente il tema di maggiore interesse non poteva non essere la politica italiana. Il card. Bagnasco prima di tutto ha collocato il tema nella prospettiva strategica. Ha detto: la politica è importante, anzi "ha un’insopprimibile valenza di esemplarità". Sono parole impegnative e stimolano a riflessioni forti. Come l’affermazione che la incornicia: "l’Italia ha bisogno di un soprassalto di amore per se stessa". Deve insomma uscire da una pericolosa entropia, che è il richiudersi in se stessa, nella contemplazione della crisi e dei conflitti che questa genera. Certo bisogna essere consapevoli di una situazione difficile, a livello mondiale: la conseguenza è che serve il contributo di tutti. C’è qui il secondo elemento: la posizione della Chiesa e dei cattolici. In continuità con il magistero dei papi dai primi anni novanta e le costanti posizioni della Cei, viene confermata la "linea di non coinvolgimento in alcuna scelta di schieramento politico o di partito". Cosa significa? Non è certo disinteresse o disimpegno, "ma è un contributo concreto alla serenità del clima, al discernimento meno astratto, alla concordia degli animi". E’ insomma la linea di una partecipazione non partigiana, che diventa un forte appello al Paese tutto e ai cattolici, agli elettori, ai candidati e agli eletti, per scelte coerenti. Ecco allora il terzo punto del discorso del card. Bagnasco: l’agenda, cioè le questioni essenziali. Qui il discorso si sviluppa in due punti, tra essi strettamente collegati: i "principi e valori non negoziabili" da un lato e il "problema della spesa" quotidiana dall’altro. La caratteristica della posizione dei cattolici è non separare le due questioni. E’ quanto peraltro emerge tanto dalla concreta esperienza di vita, quanto dalle osservazioni degli studiosi più attenti, che da tempo hanno archiviato le certezze della secolarizzazione e del secolarismo: solo le società coese e dotate di uno spessore etico condiviso possono non solo resistere alle turbolenze, ma addirittura trarre da queste stimolo per nuovo sviluppo. Per questo non è tempo di saldi, di sconti, di scorciatoie sui grandi temi e le grandi scelte, dalla famiglia alla vita, dall’educazione al carovita, alla casa, alle pensioni, alle infrastrutture. Questo è probabilmente il passaggio che sta davanti oggi all’Italia ed anche al sistema politico: ritrovare, al di là della competizione per il governo, un’agenda per il Paese. Qui stanno anche le ragioni della presenza, dell’impegno e del ruolo dei cattolici, in unità d’intenti, per il bene comune.