"Sulla grave vicenda ha affermato il vescovo – continuiamo a fare considerazioni, ma ogni spiegazione si arresta su un groviglio di ipotesi che attendono approfondimenti e verifiche. Ma se le domande sulla dinamica della tragedia restano aperte, esse non possono oscurare, però, un aspetto che suscita ulteriore commozione e ammirazione: la fine eroica di chi non ha esitato a calarsi in quell’autocisterna, così come poteva, senza aspettare soccorsi, per salvare un compagno di lavoro. Una catena di solidarietà sino alla fine. A costo della fine". Per il vescovo, "è un gesto che, se possibile, accresce ancora di più la nostra responsabilità a compiere ogni sforzo perché tragedie simili non avvengano più. Quando si tratta della vita umana, ognuno dovrebbe avere la consapevolezza che si è di fronte a un bene assoluto: non ci possono essere ritardi nel garantire sicurezza e protezione". Tutto ciò, però, "non basta. Insieme alle protezioni esterne e legislative, occorre prudenza e consapevolezza che la vita è un bene non di nostra proprietà, è un bene sociale. La vita di ciascuno di noi non è solo nostra, è di tutti gli altri ed è soprattutto di Dio". Per questo, ha concluso, "occorre una rinnovata coscienza circa la dignità della persona. Il che evidenzia, ancora di più, l’impegno da parte di tutti di concorrere all’umanizzazione del sistema odierno del lavoro e della sua organizzazione".