L’obiettivo dell’integrazione pone oggi tutti gli Stati membri dell’Unione europea nella "posizione di apprendisti, avendo tutti i precedenti modelli dimostrato i loro limiti". Comunque, precisano, l’integrazione va intesa "come volontà e capacità di favorire una fruttuosa ed armoniosa convivenza tra popolazione locale e nuovi arrivati. Si tratta certamente di un obiettivo complesso che implica anche dimensioni esistenziali non direttamente misurabili, mentre la misurazione è possibile per gli aspetti tangibili di tale processo". Attraverso gli indicatori quali la polarizzazione e la distribuzione territoriale, la durata della permanenza, la scolarizzazione, l’inserimento lavorativo e altri ancora, il rapporto elabora un "indice sintetico di integrazione" che ripartisce il territorio nazionale in cinque fasce di integrazione: massima (6 regioni e 25 province), alta (4 e 23), media (3 e 20), bassa (3 e 17) e minima (4 regioni e 18 province). Per quanto riguarda le province al primo posto c’è Trento, seguita da Brescia e Prato.