“Il ricorso alla memoria, se vuol essere un metodo per l’Ac, deve tradursi in un’azione capillare che non solo valorizzi le testimonianze locali, ma anche faccia emergere la ricchezza e la specificità di queste comunità”. Così Alberto Monticone, presidente dell’Istituto “Paolo VI”, ha salutato i partecipanti al convegno “Custodire le radici, abitare il tempo”, organizzato a Viterbo (fino a domani) dall’Azione cattolica italiana. Monticone ha messo in primo piano “come l’Ac muova dalla storia per avere carica profetica e corrispondere alla missione che le compete”. Per Francesco Malgeri, dell’Università “La Sapienza” di Roma, “la storia dell’Ac ha mostrato come questa abbia contribuito a realizzare un progetto educativo che ha formato i giovani cattolici ad avere una visione cristiana dei rapporti sociali e della vita civile”. “Importante ha proseguito Malgeri – il ruolo che l’associazione ha avuto per l’emancipazione femminile e per il Mezzogiorno”. Il docente ha poi sottolineato come “con Giovanni XXIII, Paolo VI e il Concilio si siano gettate le basi per rispondere alle nuove esigenze sociali”. Infine, ha sottolineato la scelta religiosa fatta dall’associazione, attraverso la quale “l’Ac collabora con la Chiesa alla formazione delle coscienze mantenendo la propria identità”.