FEDE E CULTURA: MONS. FORTE (CHIETI), LA "DECADENZA" E LA "PASSIONE PER LA VERITÀ" (2)

Dopo la "crisi delle pretese della razionalità moderna", l’analisi di mons. Forte, "in questo tempo di penuria di orizzonti di senso la malattia mortale diventa l’indifferenza, la sfiducia nelle capacità della ragione a spiegare il mondo e la vita, la rinuncia a porsi la domanda sul senso, la perduta del gusto a cercare le ragioni ultime del vivere e del morire umano". La "decadenza", in questa prospettiva, "non è l’abbandono dei valori, la rinuncia a vivere qualcosa per cui comunque si pensa che valga la pena di morire", ma "Un processo ben più sottile", che "priva l’uomo della passione per la verità, gli toglie il gusto di combattere per una ragione più alta, lo spoglia di quelle motivazioni forti che l’ideologia ancora sembrava offrirgli". "La decadenza – spiega il presule – vorrebbe persuadere ad un ottimismo ingenuo, universale, che non ha bisogno di tenere ferma la negatività dell’avversario, perché tende solo a piegarlo al proprio calcolo e al proprio interesse, senza curarsi della verità. Il decadente è pronto ad accordarsi su tutto, con tutti, pur di affermare se stesso". Ma "dove muoiono le speranze vere", ammonisce il vescovo, "trionfa il calcolo di bassa lega", ossia quel "relativismo totale" che "alle ragioni del vivere e del vivere insieme sostituisce la rivendicazione dell’immediatamente utile e conveniente".