"Dopo la strage di Molfetta e dopo il dramma di Torino alla Thyssengroup possiamo di nuovo lasciare spazio solo all’emozione senza inquietare davvero la coscienza di questo nostro Paese?". È quanto chiede Bruno Cescon, direttore di "Il Popolo" (settimanale della diocesi di Concordia-Pordenone), che l’editoriale del giornale in uscita agli "incidenti mortali sul lavoro". Dal 2002 al 2007, ricorda Cescon, "i morti sul lavoro sono stati 8.172. Ben più alto è il dato sugli infortuni: 900mila ogni anno". Le morti sul lavoro, scrive Cescon, "sono forse tra quelle più accettate nella nostra cultura. Troppo spesso vengono fatte rientrare nel novero delle disgrazie. Eppure non dipendono in gran parte dalla casualità. Giustamente da più parti si osserva che la nostra è una questione culturale più che di leggi, che non mancano. Ed a diversi livelli e per più soggetti": imprese, lavoratori, istituzioni… Per questo, secondo Cescon, occorre promuovere "una cultura diversa, condivisa sul valore inestimabile della vita di ciascun uomo lavoratore. Non si tratta di una conquista sindacale, industriale, statale ma semplicemente un valore civile, umano. La vita è sacra".