COMECE: MONS.VAN LUYN, IL CONTRIBUTO DELLA FEDE ALL’UE PER "USCIRE DALLA CRISI"

Pur essendo "necessario", il Trattato di Lisbona non basta "per risolvere la crisi della politica europea" che "si colloca all’interno della crisi del cittadino europeo" e, più in generale, nella "crisi di senso del nostro tempo". A questo fine occorre piuttosto "non relegare la fede nella riserva recintata della sfera privata, né limitarsi ad ammettere il contributo delle religioni ai più seri dibattiti della società, ma, piuttosto accoglierlo e sostenerlo". Lo ha detto questo pomeriggio a Bruxelles mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotteredam e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), nella prolusione di apertura della plenaria (fino al 7 marzo) su "Rispetto della dignità umana e salvaguardia del creato – L’incarnazione del bene comune da parte delle politiche europee del XXI secolo". Ripercorrendo i principali avvenimenti che hanno interessato l’Ue negli ultimi mesi, mons. Van Luyn ha spiegato che "Kosovo, protezione del clima, dialogo interculturale e Trattato di Lisbona" saranno l’oggetto di riflessione dei lavori. Pur con talune riserve, ha sottolineato, il Trattato di Lisbona "è riuscito ad adeguare il funzionamento dell’Unione all’accresciuto numero degli Stati membri, a razionalizzare l’Ue e ad avvicinarla all’ideale democratico", rendendo più semplice per il futuro "spiegarne il funzionamento ai cittadini".