"Un’opportunità per dare nuova speranza e un futuro ai palestinesi, tra i quali ci sono anche molti cristiani". Padre Artemio Vitores, vicario custodiale, definisce così la prossima Giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese, che l’Onu celebra ogni anno il 29 novembre. "Questa ricorrenza afferma al Sir non solo ci dice che la questione palestinese è tuttora irrisolta ma per noi cristiani è anche un motivo per ribadire che la grandissima parte dei cristiani, se non la totalità, in Terra Santa è di origine palestinese. Dunque adoperarsi per migliorare le loro condizioni di vita è importante anche per limitare il rischio di emigrazione". Per padre Vitores "si sta profilando, infatti, il rischio per la Terra Santa di restare senza cristiani; basti ricordare Betlemme che nel 1967 aveva il 70% degli abitanti di fede cristiana mentre oggi a mala pena arriva al 15%". "Una fuga dei cristiani avrebbe ripercussioni gravi nell’equilibrio e nella stabilità della Terra Santa poiché spiega il francescano – i cristiani per vocazione operano come un ponte, un raccordo tra ebrei e musulmani, tra palestinesi e israeliani. Con la loro sparizione questo non sarà più possibile con conseguenze negative sulla convivenza". Secondo dati dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, al 30 giugno 2008, i palestinesi rifugiati sono più di 4,6 milioni.