"Possiamo celebrare i nostri culti ma non possiamo annunciare il Vangelo. Ci sono musulmani che in segreto vengono a chiedere il battesimo, ma poi sono costretti a fuggire. Non esiste libertà di coscienza, dunque non sono ammesse conversioni ad altre religioni". Tutto ciò non impedisce il dialogo: "con l’islam c’è il dialogo della vita. Ai nostri fratelli musulmani testimoniamo la nostra fede in Dio con la fedeltà, la morale cristiana, la pazienza, il perdono, l’umiltà. Testimoniamo Dio con la carità. I cristiani – ha poi precisato mons. Sako – sono in Iraq da prima dell’Islam, sono i pionieri della civiltà irachena, hanno tradotto i testi di medicina, di giurisprudenza, di letteratura, di filosofia, hanno sempre difeso l’integrità territoriale, agendo con fedeltà, lealtà e onestà verso il loro Paese. Ecco perché un Iraq senza cristiani è un Iraq più povero e non più la culla della convivenza".