MARCHE

Una strada per il lavoro?

2.500 marchigiani iscritti al progetto “Garanzia giovani”

Un protocollo d’intesa per dare attuazione al progetto nazionale Garanzia giovani. Lo hanno firmato a inizio giugno la Regione Marche e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e datoriali regionali (Confindustria, Confartigianato, Confcommercio e altri). Partito lo scorso primo maggio, il progetto prevede che ai giovani tra i 15 e i 29 anni, in possesso dei requisiti richiesti e in base a precise modalità, venga offerto un servizio o un finanziamento diretto: l’inserimento in un contratto di lavoro dipendente, l’avvio di un contratto di apprendistato o di un’esperienza di tirocinio, la formazione specifica professionalizzante e l’accompagnamento nell’avvio di una iniziativa auto-imprenditoriale di lavoro autonomo, l’impegno nel servizio civile. Finora si sono iscritti 2.500 marchigiani, come risposta alla crisi occupazionale che nella regione colpisce il 36,1% della popolazione giovanile. Info: https://janet.regione.marche.it/PortalePubblico/GaranziaGiovani. Il nodo apprendistato. “Il Progetto è certamente positivo – dice Marco Moroni, del Centro studi Acli Marche – soprattutto perché punta molto sulla collaborazione tra pubblico e privato, tra strutture formative, enti di formazione professionale, associazioni d’imprese e sindacati”. Per Moroni è però difficile dire “quali saranno le ricadute immediate in termini di posti di lavoro. Lo stesso presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, presentando il progetto, giustamente ha detto di non voler illudere i giovani disoccupati”. Come Acli, sottolinea Moroni, “siamo convinti che per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro si possono e si devono battere varie strade. Innanzitutto, nell’ambito di un nuovo modello economico più equilibrato e più giusto, riteniamo necessario un grande piano nazionale per l’occupazione: un piano che incentivi fiscalmente il lavoro dei giovani e ogni nuova assunzione a tempo indeterminato. Se questo è il punto di partenza indispensabile, un contributo importante può venire da una rete di servizi più efficiente e in grado di sostenere un sistema di politiche attive del lavoro: un sistema che in Italia oggi manca”. A questo scopo “un contributo importante (e non solo in termini di risorse) deve venire dal progetto Garanzia giovani. Occorre però stabilire un rapporto più strutturato e integrato tra scuola e lavoro, ripensando la formazione professionale e affrontando con scelte coraggiose anche il nodo dell’apprendistato: forse è giunto il momento di trasformarlo da contratto di lavoro in contratto di formazione”. Provvedimento positivo, ma non basta. Per Gianluigi Storti, responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Pesaro, “anche se il progetto Garanzia giovani, avviato recentemente anche dalla Regione Marche, può essere positivo, certamente non ci si può attendere da questo provvedimento una ripresa del tasso di occupazione giovanile. Certo, è almeno importante che si dia il segno di un rinnovato impegno a favore dei giovani”. Storti cita come esempio la realtà di Pesaro che “sino a dieci anni fa era abbastanza prospera, con piena occupazione nei distretti manifatturieri, dell’industria e dei servizi. In sette anni di crisi è cambiata un’epoca e molte famiglie sono passate repentinamente dal benessere alle difficoltà primarie di sussistenza. Con effetti drammatici sui figli che hanno spesso avuto difficoltà nella prosecuzione degli studi”. Come Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, ricorda il responsabile, “stiamo da tempo lavorando con le associazioni e organizzazioni di ispirazione cristiana: Acli, Cisl, Mcl, Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti e altri, per diffondere nella nostra comunità una nuova cultura del lavoro e dell’impresa, per creare posti di lavoro, mobilitando le energie positive e i talenti presenti nostra società locale”.a cura di Simona Mengascini(13 giugno 2014)