Trenta comunità residenziali per il "dopo di noi" in dieci regioni italiane, che ospitano 110 persone con problemi psichici. È il risultato raggiunto in 4 anni di attività (2005-2008) dal progetto "Il mattone solidale", realizzato dal Consorzio nazionale comunità solidali e finanziato con il contributo dalla Cei attraverso i fondi dell’8 per mille. Il progetto è stato illustrato oggi a Roma, al convegno "Dopo di noi e inclusione sociale", finalizzato ad approfondire il tema dell’integrazione e sostegno delle persone con disabilità quando viene a mancare il supporto della famiglia. Un’esperienza il cui valore sta "non solo nel vitalismo dell’associazionismo cattolico, ma soprattutto nella prossimità al mondo della fragilità", ha detto don Andrea Manto, direttore del Servizio Cei per la pastorale sanitaria. "Tale valore ha aggiunto è figlio di una visione antropologica che non considera la persona solo in base alle sue funzioni, ma ne promuove la dignità qualunque sia la sua condizione". "Il mattone solidale", ha precisato Stefano Golini, presidente di Comunità solidali, è "un’esperienza innovativa di residenzialità leggera, con percorsi fortemente orientati all’autonomia, l’emancipazione, l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale". Il consorzio ha finora avviato 60 realtà che hanno come scopo il "dopo di noi", mentre altre 80 partiranno il prossimo anno.