MOLISE
Laboratori e progetti per i carcerati
Un laboratorio di scrittura, un corso per aiuto pasticciere e uno per operaio edile polivalente, un corso teorico e pratico di attività motoria: sono alcuni dei progetti approvati e finanziati lo scorso dicembre dalla Regione Molise, in cooperazione con il ministero della Giustizia, per essere realizzati nei tre istituti penitenziari regionali di Campobasso, Isernia e Larino. La somma stanziata attraverso l’assessorato alla Cultura, in attuazione della legge regionale 20 del 2001 “Interventi volti al miglioramento delle condizioni di vita dei reclusi nei penitenziari del Molise”, ammonta a 50mila euro; obiettivo del finanziamento è realizzare “progetti che mirano ad accrescere le abilità e le conoscenze dei detenuti in settori che potrebbero rappresentare un futuro impiego, incrementando le possibilità di reinserimento nell’attività lavorativa”.Con il concorso di tutti. “Alla base della legge regionale del 2001 e di questi interventi – afferma Daniela Brancaleone, responsabile dell’area educativa della casa circondariale di Campobasso – c’è un ordinamento penitenziario per il quale l’esecuzione della pena non riguarda solo chi sta in carcere, ma coinvolge le istituzioni locali e le comunità sul territorio: è evidente, infatti, che il reinserimento sociale cui è finalizzata la detenzione, non possa essere realizzato se non attivando tutte le risorse disponibili”. Quindi, istruzione, formazione professionale, servizi sanitari, con il concorso di chi sul territorio si occupa dell’organizzazione di questi servizi: “È anomalo quando il meccanismo non si attiva e allora il carcere diventa terra di nessuno”. “Se si vuole che le persone scarcerate non delinquano nuovamente – aggiunge Brancaleone – occorre creare condizioni utili a questo scopo, cioè delle prospettive di inserimento lavorativo, altrimenti esse torneranno a commettere reati anche al di là delle intenzioni”.Il primo frutto. In questa prospettiva, con i primi finanziamenti della legge 20, è stato realizzato un laboratorio artigianale di tessitura a mano, recuperando una tradizione diffusa nel Molise, che si è avvalso del supporto del Comune di Campobasso per la commercializzazione dei prodotti. Dal laboratorio (con gli strumenti offerti dal Piano sociale regionale) è nata una cooperativa che garantisce oggi la continuità del progetto. “Per l’anno 2008 – spiega Brancaleone – si è voluto sperimentare un percorso diverso che tenesse conto di una presenza dei detenuti più contenuta (75-80 detenuti) e meno stabile, realizzando un intervento in ambito culturale e ricreativo. Abbiamo pensato a un laboratorio di scrittura perché, a differenza di chi sta fuori dal carcere, i detenuti scrivono molto, inviano molta corrispondenza, con diverse capacità, ovviamente, di narrare e auto-narrarsi, a causa di una scolarità spesso molto bassa”.Spazi di espressione. Il laboratorio “Ridiamoci sopra”, per 20 partecipanti, sarà realizzato in collaborazione con la sezione di Campobasso dell’Uli (Unione lettori italiani). A guidare i lavori sarà un esperto della Scuola Holden di Torino che ha realizzato percorsi simili nel carcere “Le Vallette”: partendo dai linguaggi del genere comico, i partecipanti al laboratorio sceglieranno un tema sul quale scrivere e, magari in una seconda fase, proporne una lettura allargata. “Nelle carceri italiane – prosegue Brancaleone – sono state effettuate diverse esperienze di questa natura nelle quali si intersecano molteplici piani: dall’arricchimento culturale alla creazione di spazi di espressione per rielaborare la propria attuale condizione. Mediamente si tratta di persone che la vita ha abituato poco a raccontarsi, a confrontarsi in gruppo, a condividere percorsi facendo qualcosa insieme ad altri. Il laboratorio diventa allora un’esperienza formativa significativa per andare oltre i propri punti di vista e sperimentare nuove modalità di comunicazione e socializzazione”. “Non ultimo – conclude Brancaleoni – il laboratorio è un momento di intrattenimento: se il carcere non è solo punizione, ogni occasione per star bene rappresenta un valore per le persone”.Il senso dell’esperienza. “ Questi progetti – conferma Giuseppe Petrella, educatore nell’istituto di reclusione di Isernia e con 17 anni di esperienza nel carcere – hanno un grande valore trattamentale: offrono ai reclusi la possibilità di rivisitarsi e comprendere le problematiche che hanno portato a deviare. Inoltre, permette loro di scoprire le proprie potenzialità mettendosi in gioco e di prepararsi all’uscita dal carcere arricchiti di contenuti e di esperienze”. Nel carcere di Isernia sono già attivi un laboratorio di decoupage, un corso informatico per conseguire la patente europea e la scuola elementare, cui si aggiungerà quest’anno un corso teorico e pratico di attività motoria: “Le attività creative in generale – spiega Petrella – hanno risultati immediatamente visibili che stimolano l’interesse di arrivare presto a conseguirli. Partecipare ai progetti riduce l’ozio forzoso e apre al confronto con altri in una dinamica di gruppo fondata sul rispetto delle regole”.a cura di Chiara Santomiero(15 febbraio 2008)