MOLISE

È meglio lavorare insieme

Il piano territoriale dei servizi sociali

Sarà pubblicato a breve sul Bollettino ufficiale della Regione Molise il piano territoriale dei servizi sociali 2009-2011. La nuova programmazione sociale “attraverso una metodologia di programmazione, monitoraggio e verifica, si propone di riorganizzare, a partire dall’esistente, il lavoro nel settore sociale secondo i principi di un nuovo welfare fondato sulla promozione dei processi di autonomia sia per i singoli sia per le comunità, avendo come obiettivo l’integrazione dei servizi e delle prestazioni”. Un “patto di legislatura forte e chiaro” tra istituzioni, associazioni imprenditoriali, sindacati e Terzo settore in vista di “un rapporto di matura sussidiarietà tra pubblico e privato”: sono questi i capisaldi di una strategia di rete da sviluppare su sette ambiti territoriali. S’intende, in questo modo, “potenziare il sistema di governance, basato su forme organizzative di tipo partenariale, e in particolar modo attraverso la programmazione locale dei piani di zona sociali”. È prevista la costituzione di una Consulta regionale degli ambiti territoriali e la figura del coordinatore di ambito che farà da interfaccia con la Regione nello svolgimento di compiti di programmazione e gestione dei servizi a livello territoriale. Il collegamento a livello regionale si attuerà tramite la Conferenza permanente dei coordinatori di ambito. Il Fondo sociale regionale per le politiche sociali, finalizzato alla realizzazione degli interventi del nuovo piano, si comporrà di risorse provenienti da trasferimenti statali, da stanziamenti propri sul bilancio regionale annuale, dal Fondo sociale europeo. Altre risorse deriveranno dal cofinanziamento degli enti locali e dalla compartecipazione al costo dei servizi da parte degli utenti.Non solo strutture. “La prima impressione che si ricava dalla lettura del piano – afferma Bianca Maria Fuso Biondi, responsabile del Centro servizi Il Melograno di Larino (Cb) – è un’attenzione più accentuata alla costruzione delle politiche sociali, cioè ambiti, coordinatori, consulta, che ai contenuti”. Sebbene, inoltre, “si sottolinei molto, il ruolo del Terzo settore nella determinazione delle politiche sociali regionali e nell’attuazione dei servizi, tuttavia non vengono indicati i luoghi e le modalità di questo coinvolgimento”. Altro rilievo molto importante: “Il Piano, forse perché rappresenta la conclusione di un lavoro iniziato diverso tempo prima, non sembra tener conto delle crisi economica in atto e delle ripercussioni che sta avendo, spesso drammaticamente, sul tessuto sociale del Molise e sulla vita delle famiglie”. Attenzione alla famiglia. Secondo Fuso Biondi, “è proprio alle famiglie nel loro complesso che andrebbero indirizzate, attraverso l’offerta di servizi, delle politiche di sostegno e non alle solite categorie disgiunte di giovani, anziani, minori”. Questo approccio frammentario diventa evidente se si guarda, ad esempio, “al problema del lavoro, che viene affrontato solo in relazione alla fascia giovanile, mentre oggi la realtà più drammatica è quella della perdita dell’occupazione di padri di famiglia travolti dalla crisi industriale che, secondo i dati diffusi recentemente, in Molise ha colpito più che altrove”. “Si sarebbe potuta cogliere l’occasione – afferma la responsabile del Centro – in base ai principi di sussidiarietà e autonomia, di realizzare a livello regionale quei meccanismi di sostegno alla povertà che possano supplire alla mancanza, a livello nazionale, della previsione di un reddito minimo per coloro che versano in situazioni di difficoltà”.L’inizio di un lavoro. “È positivo – afferma Fuso Biondi – rispetto a stesure del piano in anni precedenti, il tentativo di costruire un sistema sociale più aderente alla realtà del nostro territorio, per esempio riducendo gli ambiti da undici a sette, anche in coincidenza con i distretti sanitari, per integrare i servizi ponendo al centro la persona”. Sarà quindi importante “scegliere alcune delle piste tracciate dal Piano e cominciare a lavorare su di esse per cercare di cambiare la classifica che indica il Molise al 18° posto delle regioni italiane per sistema di welfare”. È d’accordo Miriam Gianfagna, del Centro di documentazione handicap di Campobasso: “Il piano regionale costituisce una base di lavoro da sviluppare attraverso le disposizioni attuative e, soprattutto, i piani sociali zonali rispetto ai quali sarà necessario rendere fattivo il coinvolgimento del Terzo settore, cioè di chi opera concretamente sul territorio”.Lavorare in rete. Secondo Gianfagna, “alcune criticità possono riguardare la gestione dei servizi mediante il solo strumento dell’appalto, mentre occorre sviluppare la logica del rapporto concessorio; le modalità con le quali i Comuni gestiranno la quota di fondi loro affidata; la stessa analisi del territorio dopo gli accorpamenti operati tra distretti”. L’auspicio, conclude Gianfagna, è “inaugurare una stagione in cui lavorare in rete diventi una realtà. Il Terzo settore vive una grande difficoltà in questo senso; spesso ci si limita a curare esclusivamente il proprio progetto”. È necessario, invece “imparare a lavorare insieme per evitare duplicati nei servizi, mettere in comune le risorse ed evitare sprechi nella spesa sociale”.(05 giugno 2009)