ECUMENISMO E DIALOGO: MONS. AMATO (SANTA SEDE), "CON COMPETENZA E SPIRITO DI DISCERIMENTO" (2)

Se nel dialogo ecumenico, le Chiese hanno "una piattaforma comune e condivisa", nel dialogo interreligioso questa "base non c’è", pertanto – ha detto mons. Amato – "diverse sono le finalità dei due dialoghi": "Scopo del dialogo ecumenico è il raggiungimento dell’unità dei cristiani nell’unica Chiesa di Cristo". Finalità invece del dialogo interreligioso non è – "come alcune correnti teosofiche lasciano intendere" – la creazione di "una religione universale, sincretistica, che riconosce un minimo comune denominatore presente in tutte le religioni". Sconfinato è l’orizzonte in cui si può concretamente attuare il dialogo interreligioso: dall’azione per il raggiungimento della pace nel mondo, alla tutela della libertà religiosa, alla protezione della vita soprattutto se indifesa. Anche nel dialogo interreligioso si richiede competenza ed una profonda conoscenza della propria identità religiosa. "Non si può fare tabula rasa della propria identità cristiana. Molti teologi, per esempio, per arrivare ad un Dio comune a tutti, mettono tra parentesi la figura chiave del cristianesimo che è Gesù". "Ma – ha avvertito il prefetto – per entrare nel territorio altrui, il miglior atteggiamento è mostrare la propria carta di identità". Infine, "il dialogo non elimina l’evangelizzazione e l’annuncio della propria fede nonché la chiamata alla conversione e al battesimo".