"Se mettiamo in pratica l’amore per il nostro prossimo, secondo il messaggio evangelico, allora facciamo spazio alla signoria di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi. Se invece ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina". E’ il forte ammonimento lanciato ieri dal Papa, durante l’Angelus, in cui Benedetto XVI si è soffermato sul Vangelo della solennità di Cristo Re, che "insiste proprio sulla regalità universale di Cristo giudice, con la stupenda parabola del giudizio finale" narrata da Matteo. "Le immagini sono semplici, il linguaggio è popolare, ma il messaggio è estremamente importante", ha detto il Papa: "è la verità sul nostro destino ultimo e sul criterio con cui saremo valutati". "Chi non conosce questa pagina?", ha esclamato il pontefice, secondo il quale questo brano evangelico "fa parte della nostra civiltà. Ha segnato la storia dei popoli di cultura cristiana: la gerarchia di valori, le istituzioni, le molteplici opere benefiche e sociali". "Il regno di Cristo non è di questo mondo sintetizzato il Papa – ma porta a compimento tutto il bene che, grazie a Dio, esiste nell’uomo e nella storia". In altre parole, "il regno di Dio non è una questione di onori e di apparenze, ma, come scrive san Paolo, è ‘giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo", ha concluso il Papa.