MOLISE

Non basta una giornata

Droga: a due mesi dal varo di un’iniziativa per contrastarla

“È strano constatare che a oggi, quindi a più di due mesi dalla pubblicazione sul bollettino, siamo ancora disinformati su questa iniziativa che deve essere analizzata in un ambito più aperto e che va a collocarsi nella nostra realtà”. Così Antonio De Lellis, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale della diocesi di Termoli-Larino, interviene a proposito della legge regionale 20 che, approvata il 9 settembre dal Consiglio regionale del Molise, istituisce la “Giornata regionale per la lotta alla droga”. L’iniziativa, che si svolgerà ogni 10 febbraio, ha come obiettivo avviare campagne di sensibilizzazione tese alla divulgazione di attività atte alla diffusione di un’educazione tendente alla riduzione del consumo di droga.Una situazione drammatica. “L’istituzione di questa giornata è molto valida – commenta De Lellis -, ma appare quasi paradossale perché la situazione delle comunità terapeutiche molisane è drammatica. Come tutti i servizi sanitari, anch’esse sono coinvolte nella crisi del debito sanitario regionale. Strutture economicamente sostenibili si trovano a vantare crediti, per rimborsi spese, pari a volumi di attività d’intere annualità. E questo non fa bene in alcun modo al settore. Per cui è assurdo stanziare fondi per una giornata di sensibilizzazione e far chiudere le comunità”.Promossi con riserva. “Avviare campagne di sensibilizzazione contro il consumo delle sostanze stupefacenti è qualcosa di valido. Ben venga l’organizzazione d’iniziative, incontri e momenti comuni, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, finalizzate a tale sensibilizzazione”, afferma Felice Simone, del Sert di Termoli, che, parlando dell’attività dell’ente da lui stesso diretto, spiega: “Siamo di fronte a un fenomeno ancora sviluppato che vede sempre più giovani fare uso di sostanze stupefacenti più o meno leggere, nonostante la pressante informazione che rimarca i danni che esse arrecano. Un dato positivo è la notevole riduzione delle morti per overdose e del numero di persone che hanno contratto malattie legate all’uso di stupefacenti”.Sfida educativa. “Il fenomeno droga in Molise è molto diffuso”, dichiara lo psicologo del Sert molisano, Antonio Chimisso: “Se da una parte abbiamo chi vende, dall’altra abbiamo chi compra. Tra loro ci sono quelli che usano sostanze per ‘abitudine’ e ciò non è facile da contrastare; poi c’è la categoria che richiede la massima attenzione: la fascia giovanile. Pur non essendo credente, apprezzo la scelta della Chiesa di orientare l’attenzione all’urgenza educativa e alla necessità di costruire una nuova coscienza educativa nel mondo giovanile e ancor prima familiare”.Puntare al recupero. In Molise la Comunità “Il Noce” da 20 anni si occupa del recupero dei tossicodipendenti. Nel 2010 si sono registrate 31 presenze, a fronte delle 27 dell’anno precedente. Il programma di recupero, che dura diversi mesi, dà buoni frutti. La realtà è dura, ma le prospettive devono essere seguite e sostenute. “Occorre fare qualcosa in più – dichiarano i responsabili della Comunità – e armarsi di buona volontà per avviare questa macchina organizzativa che gira intorno alle iniziative da attuare per la Giornata della lotta alla droga”. Una Giornata proposta qualche mese fa, e recepita dal Consiglio regionale, con “l’obiettivo di focalizzare l’attenzione delle istituzioni nella lotta contro la diffusione e lo spaccio della droga e l’abuso degli alcolici all’interno del Molise puntando al recupero delle energie giovanili, auspicando dibattiti all’interno del nucleo familiare, delle scuole e delle formazioni sociali”. Allo stesso tempo, conclude De Lellis, “è opportuno ricordare la grave situazione economica in cui versa la sanità regionale e anche la fatica a operare con i Lea (Livelli essenziali di assistenza). ‘Il Noce’, pur essendo dotata di personale anche psicoterapeutico e psichiatrico, non può accedere alla convenzione per strutture di livello superiore a causa della crisi sanitaria, ma quando i residenti molisani vanno in strutture extraregionali pagano molto più caro lo stesso servizio. Il Sert, inoltre, è stato fortemente ridimensionato nonostante un’eccellente professionalità e un alto numero di utenza”.a cura di Giovanni Perilli(25 novembre 2011)