CARCERI: MONS. CANIATO (CAPPELLANI), "I DETENUTI STRANIERI NON SONO MAI UN PESO" (2)

"E’ la terza volta – precisa mons. Caniato – che il Consiglio pastorale dei cappellani si confronta con il tema degli stranieri nelle carceri. Il problema nasce perché è aumentato il loro numero e il cappellano cattolico si trova a chiedersi come si deve comportare". I detenuti musulmani non hanno "un cappellano" perché non è previsto dalla loro religione, mentre ortodossi e protestanti possono avvalersi di un ministro di culto che ha possibilità di ingresso nelle carceri. Ma la questione – sottolinea Caniato – non è questa. "Il problema che ci siamo posti, riguarda il cappellano cattolico, che vive nelle carceri tutto il giorno". "Gesù – osserva mons. Caniato – è venuto sulla terra per tutti gli uomini. Lui è andato incontro a tutti e non ha chiesto: ‘tu prima credi a me e poi io ti ascolto. Lui è andato incontro all’uomo. Quindi il sacerdote va in carcere perché in carcere ci sono degli uomini, indipendentemente dalla loro cultura e religione. Come sacerdoti siamo chiamati ad essere vicino all’uomo in qualsiasi situazione egli si trova. Attraverso poi questa presenza di carità, e di visione nuova della vita, noi diventiamo gli strumenti perché il Signore converta e salvi le persone". In questa dinamica, l’ospitalità "diventa accoglienza che parte dall’amore".