"Un’analisi seria del contesto interno e internazionale degli anni Settanta può consentire di comprendere meglio i presupposti e i caratteri della politica di solidarietà nazionale" propugnata da Aldo Moro. Così riflette sull’Osservatore Romano di oggi Roberto Gualtieri, vicedirettore della Fondazione Istituto Gramsci. Alla base di quella strategia, prosegue, non stavano i "rapporti di forza tra i partiti", ma "una duplice consapevolezza": in primo luogo "la difficile crisi del Paese rendeva necessario un maggiore coinvolgimento del Pci e dei sindacati in uno «sforzo per la salvezza, il quale non può essere che uno sforzo di solidarietà nazionale»"; in secondo luogo "il processo di distensione se da un lato allentava le tensioni della guerra fredda e consentiva un’evoluzione del sistema politico, dall’altro non implicava un superamento dei blocchi e anzi, nella comune intenzione delle due superpotenze, mirava a una loro cristallizzazione". "La strategia morotea della solidarietà nazionale", secondo Gualtieri, aveva "presupposti assai più realistici di quella berlingueriana del «compromesso storico»". Però, conclude, "la scomparsa di Moro rese l’Italia e il suo sistema politico particolarmente sguarniti di fronte alle tensioni che li investirono negli anni Ottanta, contribuendo a rendere così traumatico il successivo crollo dei primi anni Novanta".