“La violenza più grande che si può fare a un bambino malato è il non riconoscimento di ciò che egli è: un bambino, appunto, che sta vivendo un momento particolarmente difficile e impegnativo. Il bambino malato può essere consolato nella sua solitudine dalla presenza di persone che lo amano e gli consentono di essere se stesso, non trattandolo come una cosa”: lo ha detto p. Luciano Sandrin, preside dell’Istituto internazionale di teologia pastorale sanitaria “Camillianum” di Roma, alla Conferenza internazionale in corso in Vaticano. Intervenendo dopo di lui sul tema della “responsabilità cristiana di fronte ai bambini malati”, mons. Ignacio Carrasco de Paula, Cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita, ha poi affermato che “il primato della persona del bambino malato trova una crescente difficoltà di riconoscimento anche all’interno delle stesse strutture sanitarie. Mi riferisco ad alcune tendenze in ambito pediatrico, ad esempio nella cura della spina bifida, o alla prevenzione e cura di altre gravi patologie”. Secondo Carrasco, vanno diffondendosi concezioni “quali quella del protocollo di Groninghen, in Olanda, secondo cui medici e genitori possono decidere di rinunciare o sospendere le cure basandosi sulla supposta non adeguatezza futura della ‘qualità della vita’ del bambino”. “Viene meno la consapevolezza del male ha aggiunto è non vi è neppure la necessità di mascherarlo: lo si dichiara perché non lo si percepisce più come malvagio”.