PIEMONTE

Discriminazione al contrario

Famiglia e territorio: un tema da affrontare con cautela e attenzione, evitando facili scorciatoie

Discriminazione al contrario. Secondo don Valter Danna, direttore dell’Ufficio famiglia della diocesi di Torino, “il tema è delicato e complesso, dunque merita di essere affrontato con cautela e attenzione, evitando facili scorciatoie”. “Non possiamo certo dimenticarci – osserva don Valter – che siamo in uno stato laico, e ci sono forme di convivenza che devono essere regolamentate in qualche modo. Ma non si deve cadere neanche in contraddizione, magari facendo rientrare dalla finestra ciò che non passa dalla porta”.In altre parole, “c’è il rischio – conclude don Danna – che alle famiglie tocchino diritti e doveri, alle coppie di fatto solo i primi, venendo a creare una sorta di discriminazione al contrario. Va da sé che una soluzione di questo tipo sarebbe inaccettabile, ma è giusto continuare a ragionare insieme, a tutti i livelli”.Pausa di riflessione. Proprio sul dibattito in corso, il presidente del Forum piemontese delle associazioni familiari, Luigi Lombardi, saluta con soddisfazione “la pausa di riflessione scattata in questa vigilia elettorale, senz’altro favorita dalla ferma opposizione di alcuni consiglieri a iniziative in tema di pacs. Per quanto ci riguarda – osserva Lombardi – siamo sempre stati favorevoli ad intervenire in nome della tutela dei figli, ma in tutte le altre situazioni non bisogna fare confusione”.Sul tema della famiglia, da qualche mese il Forum ha avviato un tavolo di confronto con i consiglieri regionali, che finora “si è riunito due volte, con esito soddisfacente – prosegue -. Finalmente notiamo un certo interesse per la famiglia da parte dell’assemblea, speriamo di poter arrivare presto a una legge ad hoc”. Nelle ultime settimane si è creato un appoggio trasversale “ad una bozza di un articolato molto semplice – dichiara Lombardi – che finora ha raccolto il sostegno di forze di maggioranza e minoranza. Si tratterebbe di un buon punto di partenza, una disciplina essenziale in grado di ispirare tutta la produzione legislativa regionale che in qualche modo chiama in causa la famiglia”.Lo statuto regionale. Dal 4 marzo del 2005 il Piemonte ha un nuovo Statuto regionale. E la famiglia? La “Magna charta” regionale riserva ad essa una sola parola: l’ultima del preambolo. “Certo non possiamo esprimere piena soddisfazione per uno statuto che ignora la famiglia nel suo articolato – commenta Lombardi -, ma, considerato il riferimento proposto dalle altre regioni, lo riteniamo comunque un risultato importante”. “Il preciso riferimento alla Costituzione della Repubblica – conclude – assicura infatti che la famiglia cui si riferisce lo Statuto è quella fondata sul matrimonio”.————————————————————————————–SchedaAll’attivo ci sono tre proposte di legge sulle unioni di fatto, un registro comunale istituito a Rivoli nel 2003, che conta appena una manciata di coppie iscritte, e un altro recentemente bocciato (a Torino). In particolare, in Consiglio regionale al momento sono depositati tre diversi disegni di legge.Il primo (n. 146 del 29 settembre 2005) è rivolto al Parlamento e porta la firma di Luca Robotti e Vincenzo Chieppa (Pdci). Nella relazione di accompagnamento si legge che “la proposta non intende equiparare i componenti di un’unione di fatto ai coniugi se non per particolari casi e specificatamente a quelli relativi alla materia successoria, ai diritti di abitazione, ai diritti e doveri di assistenza, alla legislazione riguardante il lavoro e la previdenza sociale, nonché all’applicazione delle norme penali”.Il secondo disegno di legge è del 18 gennaio scorso e tra i firmatari compaiono consiglieri sia della maggioranza di centrosinistra che di minoranza. Premesso, all’art. 1, che “la Regione Piemonte, nell’ambito della propria autonomia e potestà amministrativa, tutela la piena dignità delle unioni civili e ne promuove il pubblico rispetto”, il ddl 225 prevede all’articolo 3 che “sia istituito presso la Regione Piemonte il registro regionale delle unioni civili”, cui possono iscriversi “soggetti legati da vincoli affettivi, di assistenza e solidarietà morale e materiale”, coabitanti da almeno un anno.In particolare, “le coppie unite civilmente e regolarmente registrate accedono a procedimenti, benefici e opportunità amministrative di varia natura, alle medesime condizioni riconosciute dall’ordinamento alle coppie sposate e assimilate”.L’ultima iniziativa, anch’essa rivolta al Parlamento, è del 19 gennaio (ddl numero 227). Primo e unico firmatario è Luigi Sergio Ricca (Sdi): “Fuori dei casi previsti dal titolo VI del libro I del codice civile – chiarisce l’articolo 1 – due persone maggiorenni non unite in matrimonio tra loro o con altre persone, né vincolate ad altre persone ai sensi della presente legge, possono stipulare un accordo con la finalità di organizzare la loro vita in comune e costituire un’unione di fatto”.(10 marzo 2006)