PIEMONTE

Legge in revisione

Immigrati: non mille iniziative ma una politica adeguata

La Regione Piemonte ha deciso di modificare la propria legge sull’immigrazione, ormai risalente a 17 anni fa. La 46/89 sarà sostituita da un nuovo testo di legge “snello e trasversale”, che regolerà l’accesso degli stranieri a tutte le principali politiche che fanno capo alla Regione, dalla casa all’istruzione, fino alla sanità. A tal fine, è stato costituito un gruppo di lavoro che vede coinvolti i dirigenti di diversi settori dell’amministrazione regionale.Sono, in effetti, circa 250mila gli extracomunitari in Piemonte, tra regolari e irregolari (per il 2006 il decreto flussi ha assegnato alla regione 11.700 posti). Più della metà della popolazione è concentrata tra Torino e provincia, dove le ultime stime raggiungono le 116.130 persone residenti, di cui oltre 71.444 all’interno del capoluogo. Seguono a distanza il cuneese (29.305 persone), alessandrino (18.908) e novarese (18.791). Tra le diverse comunità, il primato spetta ai rumeni (il 22,8% del totale), seguiti da marocchini (19,6) e albanesi (13).”Una nuova legge regionale sull’immigrazione? E’ una buona notizia, un passo in avanti sulla strada della parità effettiva tra cittadini italiani e stranieri”, commenta don Fredo Olivero, responsabile regionale della Pastorale dei migranti. Anche se per don Olivero non basta perché “le scelte decisive sono nella  disciplina nazionale”.Ciò non toglie che anche la Regione, nell’ambito delle proprie competenze, possa apportare qualche miglioramento significativo: “L’approccio trasversale preannunciato dalla Giunta ci pare interessante – prosegue don Olivero – perché va nella direzione di fare di meno ma con più razionalità. Non abbiamo bisogno di mille iniziative, ma di una politica seria e determinata di equiparazione, per la quale tuttavia si renderanno necessarie risorse enormi, fuori dalla portata di una Regione”.Diritto alla casa, alla scuola, alla sanità. Sono queste le priorità per la nuova legge regionale in materia di immigrazione, che, assicura l’assessore Angela Migliasso, “prima di andare all’esame del Consiglio regionale verrà sottoposta a tutti i soggetti interessati, a partire dalle comunità di stranieri presenti in Piemonte”.Rispetto alla legge attualmente in vigore, che introduceva tra l’altro una “Consulta regionale per i problemi dei lavoratori extra-comunitari e delle loro famiglie” (peraltro quasi mai convocata), il nuovo testo “sarà molto più breve (24 gli articoli della 46/89, ndr) e introdurrà una nuova mentalità. Abbiamo bisogno – prosegue Migliasso – di una legge di lunga durata, che consideri l’immigrazione come un dato strutturale e che cerchi di rispondere alle esigenze dei cittadini stranieri con le politiche ordinarie, e non più con iniziative specifiche”.In ogni caso, l’intenzione della Regione è di prevedere un organismo di partecipazione in grado di funzionare e un osservatorio tematico: “Intanto, durante l’iter di approvazione della nuova legge – conclude l’assessore – contiamo di riattivare la Consulta prevista dalla legge 46. Proprio in questi giorni stiamo lavorando sulla sua composizione”.Semaforo rosso, invece, dal Ministero dell’Interno sul diritto di voto agli stranieri per le prossime elezioni circoscrizionali di Torino, introdotto dal Consiglio comunale il 22 luglio scorso. Il 17 marzo è arrivato dal Viminale un “annullamento straordinario per Illegittimità” della delibera consigliare, deciso “a tutela dell’unità dell’ordinamento” e “a norma della legge 400 del 1988 nonché dell’articolo 138 del testo unico sugli enti locali”.In base a quanto stabilito dal Consiglio comunale, avrebbero potuto recarsi alle urne per le elezioni dei consigli di circoscrizione tutti i gli extracomunitari residenti da più di sei anni in città, un piccolo esercito composto da circa 17mila persone. Tuttavia, anche senza lo stop del Ministero, il voto sarebbe stato a rischio: al momento la delibera del Consiglio comunale non era ancora stata tradotta in alcun regolamento attuativo. Si amplia la rosa dei comuni piemontesi dotati di una propria consulta degli immigrati. Dopo Fossano e Torino, dove tuttavia è inattiva da tempo, da domenica 19 marzo anche Rivoli, nel torinese, ha la propria. Il seggio è rimasto aperto nel palazzo comunale tutto il giorno, dalle 8 alle 20, e alle urne si sono recati 100 elettori su 640 aventi dirittoI nove rappresentanti (cinque uomini e quattro donne) si riuniranno nei prossimi giorni per eleggere il presidente e avviare i lavori. Soddisfatto il sindaco, Guido Tallone: “Da tempo volevamo dotarci di questo prezioso strumento – spiega – e l’elevata affluenza, pari al 15,7% degli aventi diritto, ci dimostra che l’interesse non manca. D’ora in avanti per noi sarà una priorità, come tutte le iniziative volte a far uscire dall’anonimato i cittadini e dotarli di nuovi organi di rappresentanza”.(23 marzo 2006)