PIEMONTE
Un nuovo piano socio-sanitario
Dopo un vuoto durato oltre un decennio, il Piemonte sta per approvare un nuovo piano socio-sanitario regionale. Il documento, che copre il periodo 2006-2010, è stato avallato il 4 aprile scorso dalla Giunta regionale ed è ora all’esame del Consiglio regionale. Il documento pone al centro la salute della persona e si basa su una serie di “piani di salute” concertati con il territorio, la riorganizzazione dei sistemi di cura, il potenziamento della prevenzione e dell’assistenza e la presa in carico del paziente, con l’obiettivo di garantire la saldatura tra sanità e assistenza.Tra le principali novità del nuovo piano regionale, la riduzione del numero delle Asl, che dovrebbero scendere a 13 dalle attuali 22, la riorganizzazione della rete ospedaliera che punta a un modello di ospedale come un nodo primario ma non l’unico per la cura e le politiche sociali, la rivisitazione, l’ammodernamento e la ristrutturazione del patrimonio e delle infrastrutture ospedaliere. La bozza di piano assegna un ruolo prioritario allo sviluppo di tutta l’assistenza extraospedaliera e delle cure primarie, attraverso una rete di servizi che fornisca ai cittadini una più articolata presa in carico negli ambulatori, nelle strutture residenziali e a domicilio.Un punto di partenza. “Il fatto di avere un piano sanitario commenta Enrico Larghero, medico e presidente dell’associazione bioetica e persona, gruppo cattolico interdisciplinare piemontese è già di per sé un buon punto di partenza, dopo aver navigato a vista per anni. Ma occorre essere chiari: la differenza la fanno le persone, non i piani strategici”. Secondo Larghero, infatti, tutte le opzioni di carattere organizzativo e gestionale “sono, comunque sia, secondarie rispetto al ruolo e all’importanza di chi dà volto e sostanza alla sanità, che per diventare un sistema ha bisogno di persone preparate ed efficienti”.Tra le priorità che il nuovo piano dovrà saper affrontare, soprattutto nella fase applicativa, ci sono il legame di fiducia tra medico e paziente e il ruolo del medico di base: “Il piano ne pone in evidenza la centralità, e questo osserva Larghero è senz’altro un aspetto importante, ma la strada da percorrere è ancora lunga. I medici di famiglia, infatti, devono essere meglio integrati nella rete ospedaliera ed extraospedaliera”. Rispetto al nodo risorse, Larghero invita a evitare facili illusioni: “Giustamente, il nuovo piano sanitario si pone l’obiettivo di contenere le spese e migliorare l’efficienza degli investimenti. Ma dobbiamo ricordare che la sanità non potrà mai presentare bilanci in utile, soprattutto se si vogliono garantire a tutta la popolazione le cure di cui ha bisogno”.Più impegno per la persona. Per don Marco Brunetti, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute dell’arcidiocesi di Torino e componente della Consulta nazionale della pastorale della sanità della Cei, “di fronte a una cultura che spesso sembra spingere a considerare l’intero sistema sanità come una qualsiasi azienda, la salute come un prodotto e il malato come un cliente, è urgente riaffermare la centralità della persona umana. La sfida più grande evidenzia Brunetti – è quella di rispettare, salvare e promuovere la dignità della persona umana e, in particolare, di quella che si trova in uno stato di sofferenza, di malattia, di debolezza”.In concreto, anche in Piemonte “serve un maggior impegno a promuovere condizioni idonee per la salute, migliorando strutture inadeguate, favorendo la giusta ridistribuzione delle risorse sanitarie, sostenendo la ricerca scientifica, dando vita a un’azione amministrativa responsabile e coraggiosa nel definire sia gli standard di qualità sia i limiti dei servizi prestati, realizzando modalità organizzative meno burocratiche e più orientate a rendere certe ed evidenti le responsabilità e i compiti di ciascuno. Sono questi i principi che dovrebbero stare alla base di un piano socio-sanitario sottolinea Brunetti – ed è quello che vorremmo dare come contributo di Chiesa, sottolineando anche l’importanza delle strutture sanitarie cattoliche accreditate dalla Regione e dell’assistenza spirituale svolta da molti sacerdoti, diaconi e religiosi negli ospedali perché crediamo che questo servizio risponda ai bisogni spirituali della persona”.Quantità e qualità. Infine, la voce dei lavoratori: dopo un esame della bozza del piano, i responsabili Cisl delle aziende sanitarie torinesi, pur esprimendo “apprezzamento per il fatto che, in un tempo relativamente breve, la Giunta regionale abbia prodotto un documento sul quale aprire una discussione concreta sul futuro della sanità piemontese”, sottolineano alcune preoccupazioni: “É possibile osserva il sindacato – che la centralizzazione delle funzioni possa portare a significativi risparmi a prezzo di una corrispondente diminuzione dell’occupazione, ma se queste sono le intenzioni sarebbe il caso di chiarire da subito al personale quali sono le prospettive di conservazione del posto di lavoro nell’ambito del servizio sanitario”. a cura di Marco Ferrando(04 maggio 2006)