CASO ENGLARO: DALLA TORRE, "NON SI POSSONO VIOLARE LE NORME COSTITUZIONALI"

"La vita di una persona non è solo un interesse privato". A puntualizzarlo è Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, che definisce "riduttivo" il giudizio di inammissibilità del ricorso della Procura di Milano sul caso Englaro, pronunciato ieri dal procuratore generale della Cassazione. In attesa del responso delle sezioni unite della Corte, Dalla Torre spiega al SIR: "Non siamo dinanzi alla compromissione di un diritto privato qualsiasi, ma ad una eventuale violazione di un diritto costituzionale. Se si vìola la Costituzione per uno, la si vìola per tutti". Per quanto riguarda il caso Englaro, Dalla Torre ricorda inoltre che "ci troviamo di fronte ad una fattispecie particolare di natura eccezionale, che ha creato la stessa Corte Costituzionale tramite un’improvvida sentenza, con cui si è sostituita al legislatore, dando un’interpretazione che di fatto ipotizza il reato di suicidio assistito". Di qui l’auspicio che "non si arrivi ad eseguire la sentenza" che sancirebbe la morte di Eluana e la necessità che "il legislatore intervenga per evitare situazioni di questo genere". Una legge sul fine vita, secondo il giurista, è "assolutamente necessaria", nella misura in cui "i giudici hanno imboccato una strada per cui decidono loro in assenza di norme", per correggere una giurisprudenza "che non corrisponde al sentire degli italiani e al dettato costituzionale". ” “