PIEMONTE

Territorio sicuro

Approvata la legge a favore della legalità e della convivenza sociale

È stata approvata in Piemonte la nuova legge regionale sulla sicurezza: stanzia 5 milioni di euro per realizzare politiche locali per la sicurezza integrata delle città e del territorio piemontese attraverso la stipula di patti. Gli interventi previsti spaziano dalla riqualificazione urbana all’educazione alla legalità, dall’aiuto alle vittime dei reati al sostegno alle Forze dell’ordine.Azioni integrate. Politiche locali per la sicurezza integrata della società e del territorio regionale, una conferenza regionale sulla sicurezza integrata, interventi di assistenza e aiuto per le vittime dei reati, un fondo di solidarietà per gli appartenenti alle forze armate o alle forze dell’ordine deceduti in servizio. Sono le principali novità introdotte dalla nuova legge regionale del Piemonte in tema di sicurezza integrata, approvata il4 dicembre in Consiglio regionale, al termine di un lungo iter che si era aperto l’estate scorsa. “Obiettivo della legge – spiega l’assessore regionale con delega alla promozione della sicurezza, Giovanni Caracciolo – è quello di contrastare a 360 gradi i fenomeni che generano sentimenti di insicurezza nella popolazione e aumentare la sicurezza reale”, attraverso “politiche locali per la sicurezza integrata delle città e del territorio regionale e per lo sviluppo di una cultura e di una pratica diffusa della legalità”, come si legge già all’articolo 1. In particolare, la legge intende introdurre il concetto di “sicurezza integrata”, una visione d’insieme all’interno della quale tutti i soggetti pubblici e privati che operano per la sicurezza possano coordinarsi per rispondere in maniera concreta e soddisfacente alle esigenze del territorio”.Le priorità. Come specificato dall’articolo 5, gli interventi regionali privilegeranno “le azioni integrate di natura preventiva di contenimento dell’ampiezza e della gravità dei fenomeni di illegalità e di criminalità diffusa, le pratiche di mediazione dei conflitti sociali e di riduzione del danno, l’educazione alla convivenza ed alla coesione sociale, nel rispetto del principio di legalità, l’assistenza e l’aiuto alle vittime dei reati”. È qui che si innesta lo strumento del “patto locale”, disciplinato dall’articolo 9; sul modello di quello recentemente stipulato a Torino tra Comune, Provincia, Regione e ministero dell’Interno, i patti locali dovranno prevedere la riqualificazione e la rivitalizzazione urbanistica di parti “deboli” del territorio, il rafforzamento della prevenzione sociale nei confronti delle aree e dei soggetti a rischio, la tutela delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali e turistiche, la predisposizione di strumenti che rendano praticabili le sanzioni alternative alla pena detentiva, lo sviluppo dell’attività di mediazione e di prevenzione dei conflitti sociali e culturali. Infine la legge, che per il biennio 2008/09 conterà su un investimento regionale di 5 milioni di euro, promuove l’istituzione di un numero unico attraverso il quale chiunque possa attivare il comando di polizia locale più vicino al luogo della richiesta e introduce la possibilità per gli operatori di polizia locale che espletino funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza di “essere dotati di presidi tattici (ad esempio manganelli, ndr), di limitato impatto visivo, ai fini della prevenzione e della tutela della propria incolumità personale”.I pareri. La nuova legge trova il sostegno dell’associazione Telefono rosa Torino, da anni attiva accanto alle donne vittima di violenza, consultata durante l’iter consigliare: “Il provvedimento – osserva la presidente, Lella Menzio – costituisce un efficace piano di ricerca-azione, la cui realizzazione deve essere caratterizzata da un’urgente attivazione dei piani. Riteniamo di particolare importanza la creazione della struttura regionale di coordinamento tecnico: purtroppo, la mancata integrazione tra le risorse si è rivelata, nel tempo, paralizzante, impedendo, nella sostanza, di attivare in modo veloce e coerente i servizi territoriali e del privato sociale, in integrazione, quando opportuno, con l’amministrazione della giustizia. L’essenziale è realizzare una struttura pienamente operativa, snella e attiva con continuità, che sia in grado di realizzare e monitorare quanto previsto con i patti locali per la sicurezza”. Giudizio sostanzialmente positivo anche dal Siapol, il Sindacato autonomo polizia: “Riteniamo, nel complesso, positiva la nuova disciplina. Per quanto riguarda la Polizia locale, purtroppo assistiamo negli ultimi anni a interventi mirati sul territorio del tutto simili alle altre forze di polizia – ricordano, per la segreteria regionale, Valter Barresi, Marco Montanaro, Girolamo Rinallo -. Non è un segreto la creazione, all’interno dei corpi di polizia municipale, di settori che si occupano di criminalità, piccola o grande che sia: onde evitare confusioni di ruoli e sovrapposizioni inutili e costose, riteniamo che nei protocolli d’intesa con le Prefetture sia, con chiarezza, descritto il confine di intervento delle varie forze di polizia”.a cura di Renato Chiaramonti(14 dicembre 2007)