Don Luigi Ciotti, presidente dell’Associazione "Libera" contro tutte le mafie, ha ricordato che "il bombardamento di negatività è un immenso contributo al gioco criminale. Ci si dimentica invece di valorizzare le presenze positive, che dovrebbero dare invece speranza e forza alla gente". Secondo don Ciotti "oltre a denunciare dobbiamo uscire dai nostri recinti e costruire insieme progetti e proposte di giustizia ed educazione alla responsabilità". Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera ha ricordato che 7.500 ragazze sono uscite dalla tratta grazie all’art.18, "ma ora che non sono più in strada sarà difficile stanarle. Le mafie stanno comprando gli appartamenti, c’è dietro una precisa strategia". Una delle preoccupazione maggiori di don Ciotti è "la stanchezza della vita democratica": "Dobbiamo reagire a questo smantellamento della coscienza, che premia solo i privilegi e le furbizie. Perché calpestare le regole vuol dire prendersi gioco dello Stato. Anche la crisi economica è dovuta ad una crisi etica e politica, che ha alla base l’egoismo e l’individualismo". Don Ciotti ha lamentato, ad esempio, le difficoltà nella possibilità di destinare ad usi migliori i beni confiscati alla mafia: "su 874 aziende confiscate solo 39 sono sopravvissute; e 1.700 beni confiscati sono ipotecati dalle banche, quindi non potranno mai essere utilizzati". ” “