PIEMONTE
Riguarda le donne vittime di violenza
Il 4 marzo il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la legge per l’istituzione di un fondo di solidarietà per fornire patrocinio legale alle donne vittime di violenza e di maltrattamenti. Il provvedimento, che autorizza uno stanziamento di un milione di euro per il biennio 2008-09, ha l’obiettivo di “coprire le spese di assistenza legale delle vittime di maltrattamenti e di sostenerle concretamente nelle eventuali controversie giudiziarie”.I dati. Il numero degli abusi denunciati dalle donne in Piemonte nel 2007 ha evidenziato la necessità di un provvedimento di tale portata: il Telefono Rosa del Piemonte ha raccolto negli ultimi 12 mesi 641 denunce di donne vittime di atti violenti. 65 hanno subito violenze sessuali, 354 violenze fisiche anche gravi. 492 hanno segnalato pressioni psicologiche, minacce verbali (393), ma anche violenze economiche (202) come il sequestro del conto corrente o l’obbligo di firmare cambiali.Fra le mura domestiche si consuma il 71% degli abusi; l’11% in strada o nei parcheggi; il 9% in casa di conoscenti. L’abusatore è nel 56% dei casi il marito o il convivente; il 15% delle volte si tratta dell’ex marito o ex convivente. Professione, età e status sociale degli uomini violenti sono sostanzialmente trasversali. Infine, l’83% delle vittime e il 73% dei violentatori sono italiani (anche se, va ricordato, le donne straniere denunciano i maltrattamenti ancor meno delle italiane).Tutela e formazione. Nell’attesa che la Giunta regionale stabilisca i criteri attuativi della nuova legge e il regolamento per l’erogazione dei fondi, Ida Calvari , presidente regionale del Cif (Centro italiano femminile), esprime “soddisfazione per un provvedimento che mira a lenire, almeno in parte, il trauma causato dalle violenze, attraverso provvedimenti concreti”. Il Cif, associazione cattolica che fa parte della “Consulta femminile regionale”, ha diverse sedi in Piemonte: a Torino, Asti, Vercelli e Saluzzo. “La nostra speranza – spiega Calvari – è che la legge approvata in Consiglio regionale sia il primo passo verso investimenti anche nella formazione (nelle scuole, per esempio) per recuperare il valore fondamentale del rispetto per le donne”.Violenza in famiglia. Nel campo dell’assistenza a donne che hanno subito maltrattamenti, una delle associazioni di riferimento in Piemonte è il Gruppo Abele, soprattutto a Torino. Secondo Nicoletta Robotti, responsabile dei progetti contro la tratta e le violenze sulle donne dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti, “sono sempre più i casi di madri vittime di violenze (77 su 100 nel 2007) che i nostri servizi territoriali di assistenza prendono in carico”.Il lupo dentro casa. “I dati dimostrano – spiega ancora Robotti – che le violenze domestiche sono il problema più consistente. Il fenomeno viene invece sottovalutato: presso la questura di Torino, per esempio, è attivo un servizio specifico per le vittime di violenza sessuale, ma non per le donne che subiscono violenze tra le mura di casa”.a cura di Andrea Ciattaglia