"SENZATETTO" BRUCIATO A RIMINI: DON CIOTTI, "CLIMA CULTURALE CHE ETICHETTA ED EMARGINA"

"Purtroppo non è la prima volta che accadono fatti del genere. Questo è un ulteriore campanello d’allarme: ci dice che dove ci sono semplificazioni non c’è consapevolezza della gravita di ciò che sta succedendo". Lo afferma al Sir don Luigi Ciotti, presidente dell’Associazione Libera e fondatore del Gruppo Abele, commentando il grave episodio accaduto a Rimini due notti fa, con un senzatetto a rischio di vita in ospedale per essere stato cosparso di benzina e bruciato mentre dormiva su una panchina. "Se questi fatti gravi succedono tutti i giorni, in modi e luoghi e diversi – dice don Ciotti -, vuol dire che si è creato un clima culturale che etichetta ed emargina. Molti si sentono quasi autorizzati a semplificare le storie delle persone. Noi abbiamo lavorato per tanti anni per rendere la strada un luogo di vita e ora tante persone vengono cacciate dalla strada solo per salvaguardare il decoro e garantire la sicurezza". Secondo don Ciotti, "la prima difesa contro la mancanza di sicurezza è la verità: ricordare cioè che in Italia troppe persone ben integrate nella società hanno depenalizzato i reati dalla loro coscienza, mentre si attaccano le persone più fragili, i rom, gli emarginati, i clandestini. Dimenticando che la percentuale di immigrati che delinque è solo del 2% sul totale. Anche il senzatetto cosparso di benzina a Rimini aveva il suo diritto alla sicurezza".