PIEMONTE
Uno stanziamento per le “categorie deboli”
Il 23 aprile la Giunta ha stanziato 1 milione e 300 mila euro per sostenere il rientro nel sistema lavorativo delle cosiddette “categorie deboli”. Il provvedimento riapre infatti i termini del bando per la legge regionale 28/93 che prevede facilitazioni e incentivi concessi dalla Regione alle aziende o agli enti pubblici che assumono lavoratori e lavoratrici ultracinquantenni disoccupati da almeno 12 mesi, ex detenuti, tossicodipendenti ed ex tossicodipendenti. Per accedere al contributo (bando aperto fino al 31 ottobre 2008) l’impresa dovrà realizzare un progetto di inserimento lavorativo, in cui siano specificati i processi di professionalizzazione e riqualificazione del lavoratore e della lavoratrice che intendono assumere. In parallelo, il 31 marzo scorso, è stata approvata la Direttiva sulla formazione professionale (dal 1971 materia di competenza esclusiva delle Regioni) per il periodo 2008-2009. Il provvedimento disciplina, tra l’altro,proprio l’attuazione ed il finanziamento delle azioni oggetto di contributi comunitari, nazionali e regionali, per gli interventi a sostegno della formazione di disoccupati e occupati che si rivolgono al sistema di formazione professionale al fine di aumentare le loro opportunità in campo lavorativo. In totale, i contributi stanziati per le attività di formazione professionale, che in Piemonte sono regolate dalla legge regionale 63/95, ammontano a circa 59 milioni di euro.Un impegno storico. Le misure adottate dalla Regione interessano da vicino il mondo cattolico, che almeno da metà ‘800 sul territorio piemontese è molto sensibile ai temi della preparazione e dell’inserimento professionali. Lo conferma Attilio Bondone , direttore della “Casa di carità arti e mestieri” di Torino e presidente nazionale di Confap (Confederazione nazionale degli enti di formazione e aggiornamento professionale di ispirazione cristiana fondata nel 1974): “La formazione professionale di impronta cattolica ha caratterizzato tutta la stagione dei santi sociali, i due dopoguerra, fino ai giorni nostri”. La “Casa di carità” è stata fondata nel 1930 (dal 1950 è nell’attuale sede di corso Brin) su ispirazione dell'”Ècole dominicale” che San Giovanni Battista de La Salle aprì a Parigi nel 1699, destinata alla formazione dei giovani garzoni delle diverse arti e mestieri. Oggi la scuola ha 14 sedi su territorio regionale con oltre 4 mila studenti. Sono circa 50 mila gli ex allievi, “40 mila dei quali – dice Bondone – lavorano tutt’oggi nelle aziende piemontesi”. Il numero degli stranieri (marocchini e nordafricani in generale, romeni, albanesi…) negli ultimi anni si è notevolmente innalzato fino ad arrivare ad 1/3 circa del totale degli studenti.Poche prospettive. Nonostante il nutrito numero di studenti Bondone lamenta “una stagione di vacche magre dal punto di vista dei finanziamenti, iniziata nel 2005 e causata anche dal dibattito, a livello nazionale, che riguarda le competenze nel settore della formazione degli adolescenti, complicata dalle riforme scolastiche che hanno determinato l’innalzamento dell’età dell’obbligo scolastico”. “In questa situazione di stand-by – continua Bondone – anche le prospettive sembrano fosche: fino a qualche anno fa chi usciva dai corsi, anche in età adulta, trovava di nuovo spazio nel mondo del lavoro: oggi è molto più complesso e capita che anche i giovani fatichino a far valere la loro competenza sul mercato”. I corsi, comunque, continuano a proporre una diversificazione delle professionalità: “non solo tornio e fresa, insomma – conclude Bondone -, ma anche percorsi di preparazione al supporto logistico e informatico alle aziende, marketing, attenzione al terziario…”.Sulle orme di Don Bosco. Un altro polo dell’attività di formazione professionale in Piemonte è l’Associazione Cnos-Fap, la scuola salesiana di formazione professionale con sede a Torino, presso la parrocchia di Maria Ausiliatrice. “La nostra attività – spiega il direttore, don Stefano Colombo – tocca quasi tutte le tipologie di corsi resi possibili dalla programmazione regionale: la formazione professionale è intesa dai salesiani come una scelta fondamentale e prioritaria per i giovani che si preparano ad entrare nel mondo del lavoro, nella quale investire le loro e le nostre energie migliori”. “Nell’attuale anno formativo – dice don Colombo, illustrando la strutturazione dei percorso formativi – il Cnos-Fap è l’ente che ha attivato il maggior numero di primi anni di percorsi triennali (29), ma anche percorsi biennali (14) e annuali (3) di formazione primaria. Il numero di ore relative alla formazione iniziale sono complessivamente oltre 125 mila, con una presenza in sei delle otto province piemontesi. In molti corsi è prevista la presenza di allievi portatori di handicap, che nel totale ammontano ad oltre 120”. Nella lotta contro la disoccupazione il Cnos Regione Piemonte gestisce oltre 70 corsi, per un totale di circa 60 mila ore: si tratta di attività rivolte ai giovani in difficoltà, a diplomati e qualificati e a disoccupati. a cura di Andrea Ciattaglia(30 aprile 2008)