PIEMONTE

Per non subire la tv

Un’intesa tra Corecom e ufficio scolastico regionale

“Sensibilizzare i docenti, i giovani e le loro famiglie ad un miglior utilizzo dei programmi televisivi”. È questa la finalità principale del protocollo d’intesa sottoscritto nei giorni scorsi tra Massimo Negarville, presidente del Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) e Francesco De Sanctis, direttore generale dell’ufficio scolastico regionale. Il protocollo, che ha durata triennale, si propone di assicurare la diffusione nelle scuole piemontesi di materiale informativo-didattico relativo alla tutela dei minorenni nei confronti dei contenuti delle trasmissioni televisive (ma anche di giornali o siti internet). L’accordo poi commissiona al Corecom una “ricerca relativa al consumo dei media in Piemonte tra i bambini e i preadolescenti”. “Bambini e ragazzi davanti alla tv: il consumo, le preferenze, le aspettative”, questo il titolo dell’indagine, servirà a conoscere la quantità di tempo dedicata alla visione della tv da parte dei minori e a individuare i programmi di maggior interesse.Contro la tv violenta. Non solo vigilanza, insomma, ma educazione e promozione di un approccio critico ai mezzi di informazione sono i princìpi sanciti nell’accordo. “Allearci con le istituzioni rappresentative del mondo della scuola – afferma Massimo Negarville – costituisce il modo migliore per avvicinare il mondo dei giovani e collaborare concretamente al progetto educativo dei minori”. Ampia soddisfazione per la firma del protocollo è stata espressa dalle associazioni cattoliche impegnate a vario titolo nell’ambito delle comunicazioni e dell’insegnamento. Tra queste l’Aiart (Associazione italiana ascoltatori radio tele-cinespettatori), nata oltre 45 anni fa per iniziativa dell’Azione Cattolica e di altre associazioni legate al mondo cattolico. La presidente della sede di Torino, Francesca Brossa, sottolinea positivamente “l’iniziativa del Corecom e dell’ufficio regionale, ricordando anche la costante opera dei quasi 500 soci piemontesi dell’Aiart, impegnati nella denuncia di ogni tipo di messaggio violento e aggressivo che appare nei palinsesti televisivi”. L’Aiart piemontese è reduce da un successo: nel 2007 sono state raccolte in Regione oltre 40 mila firme a sostegno di una campagna, partita proprio dai coordinamenti provinciali del Piemonte, “per contrastare la violenza in tv, nelle immagini, nel linguaggio, nella pubblicità e nei telegiornali”. Presentate al capo dello Stato il 25 ottobre scorso insieme a quelle delle altre Regioni (in tutt’Italia sono state raccolte oltre 130 mila adesioni alla campagna), le firme accompagnavano la richiesta, tra le altre cose, per “la realizzazione di campagne informative sui mezzi di comunicazione nelle scuole” e “il miglioramento della protezione dell’infanzia dall’influenza negativa dei messaggi televisivi”.La morte ogni mezz’ora. Proprio quest’ultimo aspetto è uno dei più critici in materia di “televisione pulita”: “Manca una programmazione specifica per i minori nelle tv locali – dice Adriana Marchia, commissario del Corecom piemontese – anche se oggi, grazie a una delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del marzo 2007, le trasmissioni pornografiche, per esempio, sono vietate anche di notte, 24 ore su 24″. Eppure “di giorno, nonostante la fascia protetta dalle 7 alle 22.30 e quella ipercontrollata dalle 16 alle 19 – aggiunge la presidente Aiart, Francesca Brossa – è stato calcolato dall’istituto di ricerca Eta Meta di Milano, che in media ogni 4 minuti sulle reti nazionali, il telespettatore è costretto alla visione di scene di violenza subliminale o manifesta”. Un omicidio ogni 35 minuti; un ferimento ogni 18; un’esplosione ogni 20. A ciò si aggiunge la comparsa delle armi sullo schermo (una ogni 7 minuti) e le varie forme di violenza verbale (una ogni 5 minuti) con urla e insulti.Internet: risorsa o pericolo? L’infanzia, e ancor di più l’adolescenza di oggi, sono caratterizzate dall’utilizzo di Internet. Dai 12 anni in poi – secondo alcuni studi su minori e mezzi di comunicazione – decresce progressivamente il tempo che i ragazzi trascorrono davanti alla televisione (in media 3-4 ore al giorno fra gli 8 e 10 anni) in favore di quello passato davanti al monitor del computer connesso in rete. La sezione piemontese dell’Unione cattolica italiana insegnanti medi (Uciim) ha deciso dal 2002 di sfruttare questa dimestichezza degli adolescenti con Internet per un progetto innovativo proposto ad alcune classi delle scuole medie di Torino. “Si tratta – spiega la presidente regionale Donatella Demo – di una sorta di scambio con ragazzi polacchi e romeni, che avviene, anziché di persona, tramite Internet, attraverso la realizzazione di un lavoro comune sul web”. “L’acquisizione di capacità critiche nell’analisi dei messaggi inviati dai mezzi di intrattenimento o comunicazione – anticipa la presidente Demo – sarà il filo conduttore degli incontri di formazione per insegnanti dell’anno prossimo, proposti dall’Uciim”. C’è la netta sensazione che sul tema dell’approccio dei giovani ai media e ai loro messaggi (molto spesso ingannevoli) si giochi una partita decisiva per il futuro: sapranno gli educatori stare al passo delle nuove tecnologie, dei film sui telefonini e delle rimpatriate su Second-Life?a cura di Andrea Ciattaglia(13 giugno 2008)