PIEMONTE

Per rispetto dei defunti

Una proposta di legge sui servizi funebri e cimiteriali

Si è concluso il 12 gennaio scorso l’esame della proposta di legge 466 relativa alla “Disciplina delle attività e dei servizi necroscopici, funebri e cimiteriali”, licenziata dalla VIII Commissione consiliare e pronta per il passaggio all’esame del Consiglio regionale, che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane. “La proposta di legge intende – si legge nel testo approvato dalla Commissione – disciplinare le attività e i servizi correlati al decesso di ogni cittadino, nel rispetto della dignità e delle diverse convinzioni religiose e culturali di ogni persona”. In particolare l’articolo 1 che riassume finalità e oggetto della proposta inquadra i due ambiti che il provvedimento intende normare: da una parte “il trattamento del cadavere, dei resti mortali e delle ceneri cremate sul territorio regionale”, improntando “le attività di vigilanza sanitaria in materia a principi di rispetto della persona umana”; dall’altra si dichiara “l’incompatibilità tra la gestione dei sevizi cimiteriali, dei crematori e delle camere mortuarie, la gestione di impianti elettrici di luci votive e i servizi di pubbliche affissioni con l’attività di onoranze funebri, l’attività commerciale marmorea e lapidea e i servizi floreali”. Un’indicazione, quest’ultima, studiata per impedire la creazione di cartelli monopolistici a cavallo tra il settore delle onoranze funebri e quello dei servizi cimiteriali.Sei anni di attesa. “La proposta di legge – osserva Massimiliano Battiloro, presidente della Associazione piemontese imprese onoranze funebri (Apiof) – è frutto di una stretta collaborazione fra la Regione e le associazioni di categoria del settore, che hanno fornito le indicazioni necessarie alla stesura di un testo di legge che andrà a regolamentare, con una normativa regionale, un settore tradizionalmente disciplinato esclusivamente da leggi nazionali”. Ma la stesura della proposta non è stata rapida: “Il percorso di elaborazione della futura legge – continua Battiloro – è durato circa sei anni, tre con la passata Giunta di centrodestra e altrettanti con quella attuale di centrosinistra”. Il risultato però soddisfa le associazioni di categoria: “In particolare le indicazioni antimonopolistiche e la definizione chiara del servizio di attività funebre sono una garanzia per i cittadini. In passato, infatti, anche in Piemonte si sono verificati casi di persone truffate o servite con scarsa professionalità da impresari funebri disonesti che, senza avere alle spalle un’impresa, fungevano solo da intermediari per le pratiche funerarie, con la possibilità di sfuggire facilmente all’accertamento delle proprie responsabilità”.Contro gli scandali. D’altra parte sono ancora vivi nella memoria dei piemontesi i casi di tangenti per accaparrarsi i funerali pagate da operatori senza scrupoli agli infermieri degli obitori che segnalavano alle imprese i decessi (2001) e di esumazioni di massa (con conseguente dispersione e sparizione dei resti mortali dei defunti) avvenute nel cimitero di Torino ad opera della stessa amministrazione comunale (2004). “Con la nuova normativa – precisa Battiloro – solo le imprese di pompe funebri strutturate (che possano cioè assicurare direttamente vendita della cassa mortuaria, trasporto e altri servizi fondamentali) potranno espletare l’attività funeraria”, mentre il testo della proposta afferma esplicitamente il “divieto di svolgere attività funebre all’interno di strutture sanitarie, di ricovero e di cura”, stabilendo anche pene pecuniarie dai 5 ai 10 mila euro per chiunque svolga “una professione o attività correlata all’indicazione o al procacciamento i funerali”.Cremazione. Nulla di esplicito viene invece indicato nella proposta di legge in merito alla pratica funebre della cremazione, che però è già disciplinata in Regione dalla legge 20 del 2007, “Disposizioni in materia di cremazione, conservazione, affidamento e dispersione delle ceneri”. “In proposito – ricorda il responsabile dell’ufficio liturgico della diocesi di Torino, don Paolo Tomatis – la normativa canonica dà indicazioni di carattere più pastorale che giuridico: si dà in sostanza il permesso alla cremazione, pur preferendo la forma classica dell’inumazione”. Ma soprattutto “la Chiesa invita a non tenere in casa né disperdere le ceneri (ambedue le pratiche sono consentite dalla legge regionale, ndr) poiché questi gesti eliminano da una parte la continuità simbolica, materiale e spirituale, con il corpo del defunto, impedendo l’elaborazione del lutto, mentre dall’altra possono dare origine ad un eccessivo attaccamento all’urna contenente le ceneri e a forme eccessive di commemorazione”. Da una parte, insomma, “si apre la strada a concezioni nichilistiche (di scomparsa nel nulla) e panteistiche (di confusione con la natura)”, dall’altra ad un’abdicazione della “memoria comunitaria del defunto”, sostituita da una “commemorazione privatistica”. Per Tomatis, “la capacità del rito funebre cristiano (e religioso in generale) di offrire sicurezza personale, sponda emozionale, coesione comunitaria non può venire meno, ma deve aprirsi al necessario confronto con i profondi mutamenti (la tendenza generale alla rimozione della morte, per esempio) in atto nella cultura odierna”. a cura di Andrea Ciattaglia(13 febbraio 2009)