L’Irc si colloca pienamente "nel quadro delle finalità della scuola", sia "a livello della progettazione e azione didattica quotidiana degli insegnanti, inseriti come membra vive nelle istituzioni scolastiche in cui operano, sia nell’attenzione con cui la comunità professionale degli insegnanti di religione segue i processi di evoluzione complessiva del sistema di istruzione e formazione". A ribadirlo è stato Andrea Porcarelli, docente di pedagogia sociale all’Università di Padova, intervenendo ieri sera al Corso di aggiornamento Cei per insegnanti di religione cattolica. Soffermandosi sulla sperimentazione dei nuovi obiettivi e traguardi dell’Irc, avviata in questo anno scolastico, il relatore ha fatto notare che il "carattere culturale" dell’ora di religione "non viene sminuito dall’ancoraggio alla tradizione viva e vivente della Chiesa cattolica, garantito dalla scelta di docenti in possesso dell’idoneità ecclesiastica, e garantisce una piena compatibilità con un approccio laico, il che non confina l’Irc ad una sorta di privilegio concesso ai credenti", ma anzi si legge nel testo di presentazione della disciplina "come espressione di laicità dello Stato, l’Irc è offerto a tutti in quanto opportunità preziosa per la conoscenza del cristianesimo, come radice di tanta parte della cultura italiana ed europea", fatta salva la possibilità di avvalersi o meno dell’Irc.