PIEMONTE
Bilanci di genere e centri antiviolenza
Due temi hanno caratterizzato l’attività delle ultime sedute del Consiglio regionale del Piemonte e della IV Commissione consiliare, Assistenza, sanità e servizi sociali, nel segno di un denominatore comune: la tutela e valorizzazione della figura della donna sul posto di lavoro e in famiglia, ma anche l’assistenza e la solidarietà in caso di violenza e marginalità. Si tratta della legge sull'”Istituzione e la diffusione dei bilanci di genere”, approvata il 10 marzo, testo unificato dei disegni di legge n. 328 e 341 presentati nel 2006; e della proposta di legge d’iniziativa popolare 477/07 che mira all’istituzione di “Centri antiviolenza con case segrete per donne vittime di violenza”, sostenuta da oltre 16 mila firme e licenziata a metà febbraio dalla Commissione competente.Bilancio di genere. La nuova legge impegna la Regione a diffondere la pratica del bilancio di genere, in parallelo ai classici documenti finanziari, tra gli enti locali: “I bilanci che rendicontano la distribuzione delle risorse finanziarie – si legge nella relazione allegata alla nuova legge regionale – si basano su concetti di reddito, consumi, investimenti, che impediscono di cogliere appieno il contributo delle donne all’economia, perché non tengono conto del valore sociale dell’enorme lavoro non pagato svolto dalle donne”, per esempio nella crescita dei figli. Da qui la necessità di bilanci di genere (che hanno metodi precisi, definiti nel 1995 durante la Conferenza mondiale sulle donne delle Nazioni Unite a Pechino).Attenzione alle famiglie. Secondo Ida Cazzato Calvari, presidente regionale del Centro italiano femminile (Cif), “i provvedimenti che la Regione sta attuando in materia di pari opportunità vanno nella giusta direzione”. In particolare, osserva la presidente, “la nostra preoccupazione è per la stabilità della famiglia che costituisce la prima cellula della società civile: nei nostri due consultori (Asti e Vercelli) e nelle sedi degli sportelli d’ascolto provinciali, intercettiamo sempre più donne che raccontano le loro esperienze di disgregazione familiare, che spesso sfociano in separazioni e divorzi e alcune volte in violenze domestiche”. La pensano così anche altre associazioni per la tutela delle famiglie, a cominciare dal Forum regionale delle famiglie, di cui il Cif fa parte: “Tuttavia – osserva Calvari – manca un effettivo coordinamento a livello regionale che tenga insieme le associazioni che si battono per la tutela delle donne”, che sarebbe utile per dare “un po’ di forza in più alle nostre iniziative e al nostro confronto con le istituzioni”.Un tassello mancante. La nuova legge sui bilanci di genere precisa anche gli ambiti d’intervento della Regione in materia di pari opportunità: sensibilizzazione in ambito scolastico, riequilibrio della rappresentanza in campo politico ed economico, condivisione delle responsabilità familiari, oltre all’avviamento al lavoro delle donne migranti e la prevenzione della violenza sulle donne. Proprio su quest’ultimo aspetto si concentra la proposta di legge d’iniziativa popolare 477/07 sull'”Istituzione di Centri antiviolenza con case segrete per donne vittime di maltrattamenti”, sottoscritta anche dal Gruppo Abele. Secondo Ornella Obert, responsabile dello Sportello giuridico del Gruppo Abele, “qualora venisse approvata, la legge andrebbe a riempire un tassello mancante nella legislatura regionale, prevedendo luoghi specifici dove le donne vittime di maltrattamenti, soprattutto quelle con figli piccoli, possano stare per qualche tempo, seguite da personale competente”. “Sicuramente meglio – osserva Obert – che allontanarsi dal luogo della violenza, che molto spesso è dentro le mura domestiche, passando qualche notte in albergo, pagata dai servizi sociali, come è prassi comune”.La paura e il sommerso. Secondo una recente ricerca curata dalla Consulta delle elette del Consiglio regionale del Piemonte sulle denunce sporte da donne (circa 20 mila nell’ultimo anno) per maltrattamenti, il 36% delle violenze avviene in ambito familiare, il 31% dei molestatori è un conoscente della vittima e nell’84% dei casi gli aggressori risultano italiani. “Il vero problema – afferma Obert – è però sempre quello del sommerso delle denunce mancate, censurate dalla paura e dal silenzio: in Piemonte, secondo alcune stime, oltre il 90% dei casi di violenza non viene denunciato, percentuale che è più elevata rispetto alla media nazionale”.Spese di gestione. In questo senso le case segrete potrebbero invogliare alla denuncia, con la prospettiva per la donna di un riscatto sociale? “Forse – dice Obert -. Molto dipenderà dai criteri attuativi di questa legge e dagli enti gestori di queste strutture, che richiedono un impegno non indifferente: i due centri per vittime della tratta del Gruppo Abele, per esempio, vanno avanti grazie a fondi ministeriali con bilanci severissimi e super-blindati. Quale ente sarà disposto ad accollarsi le spese dei Centri anti-violenza?”. a cura di Andrea Ciattaglia(13 marzo 2009)