UNIVERSITÀ: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

L’Università resta in stato di mobilitazione, ma il decreto recentissimo intitolato "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca" è stato accolto positivamente. Può essere un buon punto di partenza per cominciare e sviluppare quel dialogo propositivo che sembra poter essere il frutto di queste settimane di proteste.
Le questioni sul tappeto sono molte ma quella strategica può così essere formulata: come e perché questo Paese deve avere a cuore il suo sistema di istruzione superiore. Accanto a questa ecco l’altra, che si trascina da molti anni, da decenni, ormai: come passare da una Università di élite ad una Università di massa, continuando ad assicurare la selezione e la promozione delle élites culturali, secondo criteri di merito e di eccellenza e, dunque, di rigore.
Queste due domande reclamano risposte convinte e a loro volta rappresentano la premessa, si potrebbe dire, per tutte le questioni tecniche e pratiche, dal numero e dall’eventuale gerarchizzazione degli atenei, al reclutamento e alla selezione dei docenti, alla struttura dell’offerta formativa, alle politiche di diritto allo studio e di promozione della ricerca.
Senza risposte chiare alle questioni strategiche, le questioni pratiche incalzano e finiscono con l’avere risposte frammentate, provvisorie, in risposta a interessi settoriali o a pulsioni del momento. Tanto più che le emergenze incombono, prima fra tutte quella budgetaria. E proprio perché le risorse sono limitate occorre avere una chiara direzione, un obiettivo strategico preciso.
In questo senso c’è molto da fare. Veniamo, infatti, da anni in cui il successo, il denaro è stato identificato con gli stereotipi della società dello spettacolo globale e di una certa finanza, sempre più "virtuale" salvo che nelle bolle speculative. Ci dobbiamo misurare con una reazione di chiusura nel corpo sociale, fatta di tanti micro-corporativismi, che difendono gelosamente privilegi, trasmettendoli di padre in figlio. L’istruzione, il rigore, la creatività della ricerca e, dunque, la selezione attraverso il merito sembrano confinati a polverosi articoli della nostra Costituzione, o alla memoria di una società affluente, degli anni Sessanta e Settanta, quando le prospettive sembravano per tutti ottimistiche, quando l’"ascensore sociale" funzionava.
Riguadagnare un orizzonte sistemico e una capacità progettuale non è facile: richiede capacità di iniziativa politica e, nello stesso tempo, di dialogo, tra le forze politiche, e prima di tutto con gli attori del sistema universitario. A partire da una realistica percezione della situazione: nel nostro sistema universitario, infatti, ci sono moltissime risorse e potenzialità, da valorizzare adeguatamente. C’è molto lavoro per tutti, ma si può essere fiduciosi.